lunedì 31 gennaio 2011

Metamorfosi indotta di una Charlie qualsiasi

Stasera son riuscita ad andare in erboristeria dopo mesi e mesi e mesi.
Vero, mea culpa, a dicembre, con la scoperta del Paradiso Sfizioso, ho deciso di scegliere tutti i regali lì.
Poi la doccia fredda della riduzione lavorativa ha portato ad un ridimensionamento delle spesucce. Vorrai mica che una crema esfoliante sia preferibile ad un chilo suppergiù di salatini?
Vorrai mica che prenda lo shampoo anti-caduta rinunciando alla mia sortita trisettimanale dall'Uomo delle Farfalle?
Ma stasera, in un impeto di salutismo imprevisto, ho svicolato tutti i miei beceri istinti e son trotterellata dalla BiondinaGentile.
Che vedendomi entrare già mi ha polverizzato con lo sguardo. 
Eh quando si è indimenticabili si rischia, appunto, di essere notati nell'assenza.
Ho tentato di rabbonirla, impietosendola col racconto strappalacrime della Valle sull'orlo dello sfacelo, della miseria, della peste bubbonica.
Ho notato uno spiraglio di compassione nei suoi occhietti e lì mi son insinuata comprando il detergente per il muso ed il detergente per le mani (sì, lo so, ma oh, qualche fissa potrò ben averla?).
Ho poi chiesto una crema da spalmar sul muso, qualcosa anti-age (...) ma non troppo, chè quelle son peggio della calce, se non si ha una degna cazzuola inutile prenderle.
Mi stava per consigliare la solita che uso (no, non l'avevo dimenticata, era sempre parte del tentativo di allisciar il pelo arruffato dell'esercente abbandonata dalla cliente crudele), poi, repentina, si è girata e tornando al bancone mi ha proposto di provare un campione, di tornar poi per l'acquisto.
Ok, perfetto! pago, prendo la sacca, torno a casa, mi sistemo, apro la sacchetta, ripongo i due detergenti, prendo la bustina di campione e
ho riso, per il nome,
però, poi,
ho smesso di ridere, porcaloca, il peptide che simula il veleno delle vipere?! (non so manco cosa ho scritto, l'ho letto sul retro della bustina, e non mi suona affatto bene, ma proprio per nulla)

domenica 30 gennaio 2011

Che poi il papà era l'Ilario, mica uno qualsiasi.

Mentre tramestavo fra le millemila riviste di enigmistica, cercandone una facile facile ma non troppo per mia madre, che si è trovata questo nuovo passatempo, che definirei da quasi anziana, se non fosse che io mi ci appassiono da circa dieci anni e una connessione fra le due cose mi pare decisamente brutta.
Essendo la adorabile mammetta sul compulsivo andante, ne cercavo una pregna di molti assai schemi, sì da durarle più di 24 ore la risoluzione, ed al contempo non troppo complicati, altrimenti le 24 ore o più di risoluzione le passa sfrantecandomi le anime urlandomi le definizioni da risolvere.
Mentre ero in edicola, appunto, sento la piccola Carlotta che vuole lo sticker book di non so quale fumetto, ma l'ha visto alla tivù nella pubblicità, e, per sommo gaudio del padre, l'eroico giornalaio cellà, solo che ne ha due, ed il padre inizia a sudare freddo, ma dovrebbe essere orgoglioso, la piccola non ha dubbi, questo! è questo! non quello! è questo.
Ottimo, noi venti in coda da cinque minuti buoni, per il nostro quotidiano, vorremmo applaudire.
Certo che gli album delle figurine avevano tutto un altro fascino rispetto agli stickers books, e i pacchetti per 60 centesimi quanti ne conterranno? Cinque? E come detestavo Cuccureddu, mai che lo trovassi! Vagonate e vagonate di Antonioni, ma Cuccureddu manco a parlarne.

venerdì 28 gennaio 2011

E domani iniziano i giorni della merla, casualmente.

Ceralacca.
Una bella parola. Sarà che quando ero bimba e vedevo la Heather con la tutina a strisce oblique tempestata di strass che zompettava gambe di qua e di là con sorrisoni a 8.064 denti mi figuravo a ceralaccare per tutta la vita felice e contenta.
Ora, che non son più bimba, che la Heather non indossa più tutine ma le fa indossare ai gemellini che sforna a cinquantepassa anni, ceralaccare sicuramente è fra le cose che meno mi piace.
C'è da dire che per quanto ignara della faccenda, avevo imbroccato in che campo sarei finita a razzolare da grande.
Comunque sia, la ceralacca rientra nella vasta gamma di odori che non sopporto, oltre ad essere particolarmente ostica a fare il suo dovere ceralaccante.
Cosa che ho scoperto oggi, quando ho dovuto adempiere ad una mansione che mia non è, ma in codesti giuorni di guazzabuglio valligiano ci si ritrova a fare la qualsiasi.
Eh, ritrovarsi a fare, nel mio caso è stata frase grossa, sin dall'inizio.
Quando, impettita per la busta da ceralaccare, ho preso la scatola di tolla contenente bacchetta rossa e candela bianca e... e... e... dove diamine è l'accendino?
Tenuto conto che io non fumo, che Codaliscia non fuma, che Bradipo non fuma, che BretelleCascanti non fuma, che il boss non fuma, che non c'era nessun altro in valle, che neanche i vicini commercialisti e non non fumano, sì son dovuta andare a comprare un accendino.
Poi, con ColeiLaQualeUnTempoEtcEtc. come reggi-moccolo, ho provveduto ad impataccare la busta di tre bei bolli rossi, su cui poi porre il sigillo del boss.
Poi, liberatami dell'incombenza, ho ripreso il mio normale tran tran.
A finestre spalancate.

giovedì 27 gennaio 2011

Beh, non metto il titolo e nessuno dice niente? Ròb de màt!

Ultimamente rido afona.
Ho sempre riso normalmente, quando proprio il sadismo mi titillava mi scappava fuori una risata grassa e viscerale. Ma afona mai.
Mi domando se la causa è riconducibile agli stravolgimenti valligiani che hanno minato il mio già fragile equilibrio psichico. Oppure l'insonnia che mi attanaglia da un mesetto, che mi logora i pensieri e le lenzuola. Oppure lo choc di essere stata pedinata dall'OrtolaninoInnamorato fin al Paradiso dello Sfizio per cogliermi, poi, sacchetta alla mano, appena uscitavi (per mia incomprensibile fortuna avevo comprato *solo* i biscotti, nessun tipo di cioccolatamento fruttoso o frutta cioccolatosa che dir si voglia).
A ben pensarci, per quanto flebile o silenziosa possa risultare, sempre meglio una sana risata che una sequela di bestemmioni o una nenia di lamentazioni.
A ben pensarci, per quanto sia meglio sghignazzare che frignare, l'esaurimento mi sta tallonando, con tutti gli stress che mi fan sgambetti da ogni cantuccio.
Oggi, per rilassarmi, mi son fatta non uno ma ben due regali.
Un bloG-notes. Ok, mi servirà per riscrivere in bella copia gli appunti del corso di informatica. Ma me lo son scelto bello bello come volevo io. Feng Shui mica un qualsiasi blocco A4 a quadrotti. Tsk.
E poi un libretto che, appunto, ha scatenato la ridda di punti interrogativi sulla mia risata, nonchè la risata afona medesima nel pieno dei sotterranei del centro commerciale, proseguita poi in macchina, e pure al bar (durata del tutto, circa venti minuti, in più riprese, precisiamolo va).
Un libro stracolmo, sempre e solo, di domande. Dalle più ridicole alle più introspettive alle più divertenti alle più assurde.
Pensi che mi stupirei?
Si stupisce la luce del giorno? o il codirosso
mattiniero che cinguetta attraverso il bosco?
Mi stupisco io più di loro?
  * Walt Whitman

mercoledì 26 gennaio 2011

Com'è che si chiamano i guanti senza dita?

Ho zoppicato tutto il giorno.
Ho tentato di lenire il patimento.
Ho cercato di distrarmi dal fastidio immane, focalizzandomi sulla predica impartitami da BretelleCascanti (fù ErMutanda) sul futuro, come dice lui, non prossimo, ma prossimo prossimo.
Ma niente, la tortura è proseguita per tutto il giorno.
Quando l'alluce riesce a produrre il primo varco nelle prime ore del mattino, la voragine nei collants è tale che le dita si sparpagliano nella breccia e si ibernano lì, agonizzanti.

martedì 25 gennaio 2011

Folies a La Valleè (sottotitolo: anche i boss nel loro piccolo si incazzano)

Tu rientri dalla pausa pranzo.
Tu pensi che in un'ora e mezza d'assenza non possa essere accaduto nulla di particolare. Oddio, volendo avrebbe potuto, ma in tal caso ti avrebbero chiamato sul cellulare, pensi tu.
E pensi male.
Non passa mezz'ora che entra Misery, con due occhialoni a fondo di bottiglia che manco io in seconda media. Tu, per quanto perplessa, la saluti. Tsk! illusa. Zero risposta. Stacchetta fino alla sua postazione, apre un cassetto, lo richiude, e se ne va. Il tutto in religioso silenzio.
E tu ti domandi se hai avuto un'allucinazione o se il paninozzo era indigestibile causando uno svarione neurologico alla tua personcina.
Ma non fai in tempo a darti una degna risposta che ti richiama all'ordine il boss.
- Charlie, portami tutti gli originali che devo ancora firmare.
* Boss, 'scolti, son tanti neh. 
- Ma io li voglio a vista! Così so quanti me ne rimangono.
* Ok, però non me li scompagini!
- No, tu poggiali qui sulla seggiola.
Vado in archivio, tiro fuori ben otto dicasi otto faldoni di originali. Peso lordo sui tre chili l'uno.
Appoggio i primi quattro sulla seggiola e mentre rientro con gli altri quattro
- Charlie, ma perchè li metti lì che sono in bilico? Mettili là di fronte, sulla scrivania!
Coi quattro ancora fra le braccia, piroetto su me stessa e li scatafascio sulla scrivania, poi torno alla seggiola e prendo i quattro rimasti e riarranco alla scrivania. Poi, con le spalle rivolte al boss, li impilo in ordine dal più recente al più vecchio, in due file ordinate.
E sì, mai volgere le spalle al nemico.
- Charlie, ma quelli son tutti quelli che mi rimangono?
* Mancano quelli da novembre.
- Ma tutti quelli di quest'anno?
* Dell'anno scorso.
- Come dell'anno scorso?
* Beh, da aprile 2010.
- Ah, ma in che anno siamo?
* ...
Mi son rigirata mesta, ho ricontrollato i faldoni e stavo giusto levando le tende quando.
- TU! Tu tu tu! torna qui!
* Dice a me?
- Sì! Tu, tu quand'è che stai a casa?
* Sc..sc..scusi?
- In settimana, quando sei a casa?
* Beh, quand..
- Ecco, non mi interessa! Ma firma qui!
* Cosa?
- Tu firma! Tu firma! E se devi stare a casa un altro giorno devi dirlo a ME, capito? A me!
* Ok. Firmo (praticamente un foglio contenente gli orari settimanali di tutti noi).
Son sulla porta quando sento che citofona a Bradipo, chiedendole di parlare con ColeiCheNonMiParlavaPiùMaOraSìPerchèNonSaUsareIlPcEdIoSì.
Apriti cielo! ColeiEtcEtc. è già andata a casa (ore: 15,30) e che domani sarà assente. 
Un urlo belluino scuote vetrate nel raggio di un centinaio di metri.
- BASTA DOVETE FINIRLA CON STA BALDORIA. 
Ussignùr, mò le piglia un colpo, ha pur sempre settan..
- SE NE PESCO UN'ALTRA CHE FA LU CAZZU CHE VUOLE MI IMBUFALISCO!

lunedì 24 gennaio 2011

A me lì piace assai. Se la si capisce, è indice della devastazione in cui versa ormai il neurone.

Kermit è una di quelle adorabili personcine che ti fan piaceri su piaceri, dal più infinitesimale prestar la limetta per le unghie al più mastodontico giungere nottetempo a raccoglier i cocci di una vita immag storia finita a pezzi.
Naturalmente questo amabile tocco di fanciulla diventa una belva posseduta dal più becero demone quando tenti di sdebitarti in qualche modo. La soluzione, nel mio piccolo trovata, è farle sorpresa gradita et ghiotta di tal fatta che non possa dire di no. 
Esatto! avendo ella soccorso la sottoscritta nelle passate settimane, in cui ero in balia di un padre Braccin Corto e di un bancomat Codicin Spezzato, sostentandomi economicamente in quelle piccolezze quotidiane di cui altrimenti non avrei potuto godere, come potevo non cogliere l'occasione per trotterellare al Paradiso dello Sfizio?
Riccetto Mieloso stava giusto sfornando animaletti da fattoria biscottosi, mentre il suo aiutante aveva le braccia immerse in un mastello colmo di cioccolato. 
Ma che invidia mi fan certi lavori?
Sia come sia, una bottiglia di nocino e una sacchetta di quei biscottoni. Grazie arrivederc...No! Me ne regala una pure a me, biscotti tutti per me! 
Ma che invidia mi faccio?

domenica 23 gennaio 2011

Belìn, cinque anni!

Decidere di aprire un blog è stato una ponderata decisione.
Ponderata non perchè avessi dubbi sulla mia capacità di scrivere minchiate a profusione, ma sul fatto che chi l'avesse, quandomai, lette avrebbe potuto commentare negativamente.
Insomma, quella bazzecola che si chiama autostima borbottava ininterrotta di non cacciarsi in un vespaio ingestibile quale è il fantasmagorico mondo virtuale.
Ma.
Si sa, non c'è nulla di meglio delle pene amorose per spingere a sciorinar fior fior di pagine fra lo struggente ed il ridicolo. E poi, dovevo trovare un surrogato all'astinenza da focaccia genovese.
Inizialmente quindi, ero molto melodrammatica. Oggi, evitando accuratamente di uscir nella ghiacciaia, ho buttato un occhio a cosa scrivevo nel lontano marzo 2006. Duemilasei! 
Ecco, menomale che ho buttato un occhio solo, e magari quello con meno diottrie funzionanti.
Però, apprezzo, anzi, son tronfia della costanza dimostrata.
Oh già, poi, mi son rotta di far la frigna postante. E ho ripreso le redini della mia naturale propensione al dissacrare il dissacrabile. Forse esagerando, forse no.
Postando di quel che mi succede nella realtà, non volendo annoiare come solo il tran tran quotidiano sa annoiare, ho virato lo stile sul sarcastico, in taluni casi, pesantemente. 
Certo, pensandoci, visto con gli occhi (sani quanto i miei) dei diretti malcapitati, il tutto può essere fortemente sgradevole offensivo e gretto.
Certo, mai pensavo che avrei potuto essere letta da qualcuno, figuriamoci da qualcuno che conosco e che con me lavora.
I fatti mi han smentito, come prevedibile in qualsiasi sopopera di infimo livello. Quella che ho più buggerato in assoluto mi ha letto. 
Senza scenate, mi ha cancellato dalla sua esistenza. Per carità, meritevole appieno di questo pan per focaccia (e rieccola). 
Ho imparato la lezione? No, forse, boh. Ora so a cosa vado incontro nel caso in cui. Punto.
Non cambia di molto tutta l'impalcatura.
L'ironia serve solo a ricordare il pedante incedere degli eventi, a rallegrare l'umore della mia personcina dopo giornate in una valle che, se non proprio di lacrime, sicuramente non è dell'eden.
Tu guarda. 
Tutto sto discorso e volevo dire tutt'altra cosa.
Io ero tutta scazzata stasera, poi ho ricevuto un sms da Kermit, che mi ha fatto sorridere.
Era pure lei tutta scazzata e si è messa a leggere a ritroso il blog, incappando nel post natalizio in cui mi rammaricavo di non aver ricevuto gli zuccherini alcoolici.
E lei si è rammaricata di non averlo capito.
Multifunzionalità di un blog.

venerdì 21 gennaio 2011

Of course.

Devono aver smantellato qualche compagnia comica.
Non si spiega altrimenti come possa ritrovarmi sommersa da telefonate con buffe richieste, con dialoghi surreali, nonchè mails chilometriche con problematiche irrisolvibili in quanto incomprensibili.
Delle quattro ore lavorative odierne, una buona l'ho passata a sudar freddo sguazzando fra codesti simpatici umoristi. Sì, perchè io sono il primo fossato stracolmo di caimani incazzosi di fronte al quale devono frenare prima di essere ammessi al colloquio con l'esimio dott. ErMutanda.
E se sopravvivono al valico del mio fossatuccio, non è detto che riescano a farcela contro l'eloquio forbito ed ammorbante del suddetto esimio.
Come? Certo. Ha ritelefonato pure lui, il Cima di Volpe. 
- Buongiorno signora Charlie. Sono il ragionier CdV.
* L'avevo capito, ragioniere buongiorno!
- Ieri ho parlato con i miei clienti, volevo fissare l'appuntamento.
* Ok, va bene il giorno X alle ore Y? 
- Perfetto! Aspetti che me lo segno.
* ...
* ...
- Allora devo portarle la lettera, i documenti d'identità, l'ultimo atto fatto, la visura?
* Sì, come le avevo scritto ieri nella mail.
- Sì, giusto, aspetti che me lo segno.
* ...
* ... 
* ...
- Va bene, allora passo settimana prossima a portarle tutto.
* D'accordo! Ma, se preferisce, può anche inviarmeli via mail. Così, se manca qualcosa, non ha fatto un viaggio a vuoto.
- Ah giusto! grazie! Allora, mi potrebbe dare il suo indirizzo mail?
* Ti odio. Anzi, mi odio.
Ma, la vera chicca del giorno è giunta alle 18,01, poco prima di andarmene fuori dalle anime grigie e bigie. Mi passano la chiamata della segretaria di un grosso studio di commercialisti con cui spesso lavoriamo.
*Oh, Charlie ciao!
- Ciao, dimmi.
* Sai l'atto che abbiamo fissato per martedì prossimo?
- Sì...
* Beh, sai, mi occorrerebbe per lunedì mattina la bozza. In inglese.
- Senti, ErMutanda è già molto se per lunedì mattina te la prepara in italiano. Figuriamoci tradurla in inglese.
* Oh, ma i clienti, sai, altrimenti, beh, non fanno l'atto.
- Riferirò a lui. 
Con indosso il cappottone, ho riferito. Sempre meglio una protezione piumosa che nulla.
La sua reazione? Rispondere al cellulare (che diffondeva Strada Facendo del Claudione) e mettersi a parlare di surf.

giovedì 20 gennaio 2011

Scusi, non ho ben capito.

- Signora Charlie, buongiorno sono il ragionier Cima d'Aquila. Come sta?
* Oh buongiorno ragioniere, bene bene. Dica dica.
- Signora Charlie, volevo sapere se m'ha fatto il preventivo, perchè oggi vedo i clienti.
* Sì, le ho mandato un'email una mezzora fà.
- Sono appena rientrato e ho visto la sua mail. Ma mi può dire il preventivo, da comunicare ai clienti che vedo oggi.
* Nell'email c'è allegato il preventivo.
- Grazie, sa, oggi vedo i clienti, allora aspetto la sua mail.
Neanche il tempo di sacramentare come si deve in tutte le lingue note e sconosciute ed extraterrestri.
- Signora Charlie, buongiorno sono ancora io, ragionier Cima d'Aquila.
* ...dica ragioniere.
- Ho letto la sua mail, ho visto il preventivo, mi può dire quindi il totale che devo dire ai clienti che vedo più tardi.
* In basso a destra, ragioniere, dove c'è scritto totale a dare.
- Allora ai clienti che vedo oggi devo dire questo.
* Sì, ragioniere, vada tranquillo.
E deve aver suppergiù la mia età. Son soddisfazioni.

mercoledì 19 gennaio 2011

Mai più senza.

E finalmente è giunto a casina sua, Ie mie tasche. 
Il nuovo bancomat. Sperando di non renderlo vano nel giro di una settimana come il precedente.
Quasi un mese di patimenti e sospiri. Illusioni e delusioni. Speranze ed angosce.
E mica da parte mia, no.
Da parte di mio padre, che in queste settimane senza portafoglio, è stato gentilmente invitato ad elargirmi il contante necessario per quelle spesucce di tutti i giorni.
Una mossa azzardata da parte mia, a ben pensarci, conoscendolo, p.a.r.s.i.m.o.n.i.o.s.o. com'è.
Ed infatti mi son ritrovata a diciottenni richieste, con vocetta melensa, con arzigogolate motivazioni che studiavo nottetempo, centellinando poi, i giorni successivi, i caffè giornalieri, ma, ahimè, evitando di andare dall'Uomo delle Farfalle, per risparmiare sì da non tornar a batter cassa troppo presto.
Insomma, stasera, insieme alla busta della banca contenente il pin, mi son ritrovata, poggiato lì lieve e leggiadro, un foglietto con totale del debito accumulato ed estremi bancari per fare il bonifico.

martedì 18 gennaio 2011

Una barda tronfia s'aggirava nottetempo.

Io non lo so se accade a chi abita in una grande città.
Anzi, lo so, non accade. Non avrebbe senso alcuno. Se non uno spropositato senso di megalomania.
Ma io, nel mio piccolo, abito in un paesucolo brianzolo che, alle volte, manco altri brianzoli han mai sentito nominare. In aggiunta è strambo, non solo il paesucolo, ma pure il suo nome, che quando lo dico mi guardano come se stessi parlando in uzbeko. Tanto che oramai quando mi chiedono dove abito rispondo Vicino-a-Monza, come Stratford-on-Avon, per riandare alla megalomania.
Beh, quello che so che non accade ai cittadini di paesotti rinomati o città di un certo spessore, è quel che m'è successo stanotte.
Un moto d'orgoglio cittadino sorto fra uno sbadiglio e l'altro, mentre leggevo il romanzo di Vitali che volgeva al termine. Una zia di uno dei protagonisti era del mio paese. No, dico, uno scrittore famoso che conosce l'esistenza del mio paese.

lunedì 17 gennaio 2011

S. Antonio abate non puoi pure tu metterti a far le grazie come il cugino da Padova?

Entrano in tre.
Er Mutanda, lo Scricciolo Informatico ed Olivia.
Tutti con un bel blocco-appunti in mano.
Arraffano, ciascuno, la prima sedia che trovano e mi inchiodano circondano alla mia postazione lavoro.
Esordisce, sogghignando, Olivia: Charlie, non ti abbiamo avvisato ancora, ma tu, TU, sarai responsabile delle scadenze degli adempimenti e delle relative note spese.
Subdola fistona che non sei altro, fino all'altro ieri pensavi fossi una rincoglionita, però alla fine a me arrivi eh? penso, nel mentre ella favella, ma.
Essendo personcina pratica, scantono le ginocchia polpose d'Er Mutanda ed afferro il bloc-notes, che qui c'è da suicidarsi se non prendo appunti.
Lo Scricciolo Informatico con la sua eRRe aRRotata mi apre ottocentoquattro finestre contemporaneamente, lei e il suo doppio clic. D'improvviso mi pone domande trabocchetto, a cui rispondo in scioltezza, facendola patire delusione marcia. 
Oggi, il neurone aveva alleati insperati: il browser mi porge la spalla, facendole fallire esempi su esempi di connessione dal programmuccio bello che hanno installato, ed anche fastweb decide di abbandonare la partita.
Ma mai esultare senza aver chiuso la partita.
Per una scornata che se ne va, una stordita che arriva.
Colei Che Un Tempo Era Linguetta Ed Ora E' Boh cazzeggia girovaga intorno a me. 
* Ciao! - dico - Hai bisogno?
° Oh, ciao! Sì beh cioè sai lunedì scorso?
* Sì...
° Sai quando ti ho chiamato per venire a sentire la parte di lezione su ciò che dovrò fare io?
* Sì, quando ti ho risposto che non potevo, avendo altro da fare di più urgente (riflettendo, allora, che se avessi presenziato mi sarebbe potuto capitare di beccarmi pure quella rogna a cui star dietro).
° Sì, esatto! Beh, avrei bisogno che mi facessi vedere come si fa.
* Abbi pazienza, la lezione l'hai presa tu. Non io.
° Eh, ma tu l'hai fatto da sola il giorno dopo, io non ho ben capito.
* Eh. Siediti va là.
Ma non c'è mai pace per le Charlie. Se ne va una stordita, torna la scornata ritemprata.
* ChaRlie abbiamo Risolto il pRoblema del bRoweR!
° Ottimo! 
Verifichiamo che tutto funziona, poi sottopongo un paio di problemini che avevo riscontrato. Poi, chiedo, per intuito in gran spolvero, se Colei Etc. Etc. le ha chiesto come inserire dei nuovi ruoli parte.
Mi risponde: Sì! me l'ha chiesto, ma non ho capito cosa vuole.

domenica 16 gennaio 2011

Ma porc.

Sai quelle cose che ti urtano a vederle o sentirle o toccarle? Sai quella repulsione-sensazione-reazione a cui il corpo risponde immediatamente di sua sponte?
Ecco, io non reggo la visione ravvicinata di un occhio umano, anche ancora facente parte dell'originario corpo umano a cui era toccato in sorte.
Ecco, io non sopporto il sentir la posata raschiare sul fondo della pentola, a caccia dello spaghetto incollato.
Ecco, io non tollero il toccar le unghie dei piedi, miei o altrui, e neanche che me le si tocchi. 
Tu ti starai chiedendo: e a me? Niente, a te niente, ti rendo partecipe.
Che stavo guardando, estasiata e totalmente catturata, questo film. 
E poi. Il dramma. Della protagonista e mio.
L'unghia del piede spatasciata.
Prima di mangiar la pizza, per giunta. Non la protagonista. Io.
Pizza che ho preparato con un lievito scaduto nel giugno 2010. 
Sicchè, qualora dovessi trapassare nottetempo, non sarà a causa dei tuoi accidenti.

sabato 15 gennaio 2011

La prossima stagione m'aromo d'orzata.

Sono andata a ritirare il giubbotto in tintoria.
Sì, quello che era diventato una abusiva torrefazione ambulante.
Sì, son riuscita a trovare la tintoria nonostante un nebiùn tenace che non si vedeva da anni.
Sì, il giubbotto è risanato. Non odora più di caffè autorovesciato addosso.
Ora profuma di pulito. No, non pulito marsiglioso. Pulito detersivoso.
Quasi peggio del caffè, mi par di essere in una nuvola di cachemire ceruleo.
Ho temuto assalti di nonnine snasanti ed armate di ferri da lana.
Ma mi son subito rasserenata, vagolanti nella foschia probabilmente mi avrebbero usmato a distanza, ma non mi avrebbero visto, nè me nè i topicchi traditori delle strade ormai colabrodo.

venerdì 14 gennaio 2011

Fra fiumi, tisane, ricordi e golfini rosa.

Il boss era placido e calmo, come il Piave, ma più fiumoso.
Alle 14 mi ha visto arrivare, mi ha salutato, mi ha riconosciuto, mi ha risalutato. Tutto allegro, tutto pacifico.
Alle 15 ha dato disposizioni di non essere disturbato, si chiudeva nella Gran Cella per schiacciare un pisolo.
Alle 16,30 si è destato ed ha chiesto una tisanina calda.
Alle 16,40, casualmente, mi è scaturito dagli abissi oscuri della memoria il ricordo nitido di mio fratello che, alle volte sempre, andava a fare il pisolino di buon umore (beh, insomma, quel che per mio fratello si potrebbe definire buon umore) e si risvegliava sempre come una belva demoniaca assetata di sangue umano.
Il mio, sangue.

giovedì 13 gennaio 2011

Due gomme sgonfie in un giorno, dopo neanche 24 ore dalla pestata di cacca. Qualcosa non gira (le ruote, appunto)

Oggi era tutto un cicaleggiare.
Era un continuo rincorrersi di domande, di silenzi perplessi, di risposte indecise, di sguardi dubbiosi.
Oggi era un continuo ribadire il concetto. Non solo agli altri, ma pure a se stessi.
Ebbene sì, ci siamo.
Da domani si inizia ufficialmente ad essere presenti a singhiozzo.
Domattina non andrò a lavorare. Domani pomeriggio sì. 
E ancora adesso che son qua in pantofole e felpotta e, certo, pure la zazzera francescana è sempre quella, ancora adesso me lo devo ripetere che domattina posso dormire tranquilla. 
E' che mi par di far qualcosa di sbagliato, paradossalmente.
Tant'è che per la prima volta da quando so di poterlo fare, e cioè da due anni a questa parte, mi son collegata sul sito del programma di lavoro da casa. Stasera. 
Giusto per aver il conforto che la mia password d'accesso funzionasse ancora.

mercoledì 12 gennaio 2011

Del doman non v'è certezza, d'altre cose neanche.

Oggi ho pestato una cacca. Stavo per scrivere di cane, ma non ne ho la certezza assoluta.
Per la verità, mentre camminavo sulle mattonellone color crema del centro commerciale, non avevo la certezza assoluta di aver pestato una cacca.
Ero convinta fosse fanghiglia, chè in questi giorni, oltre al grigiume lavorativo, meteorologicamente non è che sia molto meglio.
Tutto perchè non puzzava, la fanghiglia che non era fanghiglia, non il grigiume climatico, che chiaramente tanfa di smog. Anche di questo non ho certezza assoluta.
No, nel mezzo del camminamento non mi sono inchiodata a snasarmi lo stivale destro dopo aver notato zozzumi che sbavavano dalla parte esterna della suola. 
Era sospetta la consistenza, e pure il colore, ma ero fiduciosa di aver puciaccato nel pantano del parcheggio. E poi, l'ho detto, non puzzava.
Ma, non volendo correr rischi, con placida indifferenza, ho strisciato sul pavimento gommoso del sotterraneo. Niente. Bah. La mota si è seccata. Quindi la certezza prendeva consistenza. 
In auto, nè Kermit nè io, abbiamo annaspato disperate alla ricerca di aria pulita. Certezza che si rafforza.
In Valle, ti pare che abbia avuto tempo modo voglia di stare a odorar il piede? 
All'uscita dall'ufficio, ti pare che mi sia ricordata che, casomai, potevo camminare sfregando le suole sui campi di rugiada che non ci sono e anche se ci fossero con il nebiùn di stasera non li avrei visti?
No, no.
Mi son dimenticata. 
Me ne son ricordata una volta in casa, in bagno, mentre mi stavo togliendo il sinistro, e mi dicevo, ma che è sto schifo di puzza?

martedì 11 gennaio 2011

Unica soddisfazione della giornata: scambiare il moroso dell'informatica per un pazzo.

Il problema, l'ho capito oggi, è l'avere il neurone attivo.
Per viver tranquilli nel proprio brodo primordiale, per veleggiare sulle groppe altrui seraficamente, per aver un sorriso stampato sul musetto grazioso, bisogna esser sforniti di consistente attività intellettiva.
Altrimenti non si spiega perchè devo passar le mie giornate ad arrabattarmi fra mille cose da fare da imparare da insegnare.
Altrimenti non si spiega perchè devo incazzarmi come un caimano affamato per essere considerata meno di una pulce d'acqua (che manco il caimano incazzato noterebbe, notare la finezza del paragone - ma esistono le pulci d'acqua o è un'invenzione di Branduardi?).
Altrimenti non si spiega perchè io devo subir paternali infinite sul funzionamento del sistema nuovo, devo subir rimbrottamenti per aver osato imbastire una pratica senza chiedere aiuto, devo subir i svolazzanti leccaggi di chi è a-neuronico.
Il problema è avere il neurone attivo ed usarlo. E non ci si può far niente. Chè di abbassarmi ai livelli altrui non ci penso proprio. Anzi, anche se ci pensassi, probabilmente non ci riuscirei.
Sia come sia, mia madre, vistami particolarmente urtata in questi giorni, ha pensato bene di acconciarmi la zazzera ad hoc.
Una scodella da fraticello rincoglionito che ne Il nome della rosa avrei fatto sfaville.

lunedì 10 gennaio 2011

Domani è un altro giorno. Almen, si spera.

Otto ore di corso d'aggiornamento informatico in Valle, con informatrice munita - addirittura! - di diapositive.
Ore 9,30: tutti in classe, come bravi bimbetti tutti sovraeccitati per la novità, tutti con le proprie cartel sedie, tutti sorridenti, tutti bloc-notes e biro in mano.
Ore 10,30: ErMutanda in predicazione da circa venti minuti, sull'utilità di evolversi blablabla, mentre l'informatrice suda nel cercar di riprendere le redini della lezione.
Ore 11,30: dopo una obbligatoria pausa caffè, si riprende a seguir le istruzioni, meno zuzzurellanti, più compresi nel ruolo di attenti impiegatucoli, impegnati a non lasciarsi distrarre dal boss e le sue farneticazioni su chi fa cosa, cosa farà chi, chi cosa farebbe se chi facesse cosa.
Ore 13,00: pausa pranzo.
Ore 14,00: in piena fase digestiva, l'ottimale è affrontare le vere sorprese del nuovo, ciò che prima non c'era ed ora c'è e ciò che tu pensavi avresti ritrovato ed invece no, bubusettete.
Ore: 15,00: principi di incazzatura funesta si impossessano di CharlieB., quando l'informatrice chiede e non apprezza la risposta, con boss che non sa neanche di cosa stiamo parlando, Olivia che dà ragione all'informatrice senza sapere di cosa stiamo parlando, ErMutanda che comprende l'incazzatura montante e placa l'animo incompreso (tu guarda chi mi deve fare da compagno di battaglia).
Ore 16,00: il programma si rifiuta di produrre l'adempimento, come aveva sibilitato una inascoltata CharlieB.
Ore 17,00: l'informatica si vendica imponendomi di preparare entro domani sera le pratiche sì da poterle vedere tutte insieme mercoledì. Ritorno di fiamma furente. CharlieB. accusa il colpo, non prima di aver precisato al boss che le pratiche non son state preparate, avendo dovuto far il lavoro del Codaliscia vacanziero.
Ore 18,00: Linguetta viene a chiedere supporto d'ascolto per il suo lavoro, che già parzialmente viene smazzato da CharlieB., nonostante nelle ore precedenti abbiano fatto tutti palesemente taciuto la cosa. CharlieB. la guarda e le risponde: no.
Ore 18,20: CharlieB. chiude i battenti, senza aver finito un lavoro che sia uno, saluta e va a casa.
Ah, dimenticavo.
Nelle precedenti quattro ore, ad un certo punto nel pomeriggio, Kermit mi ha sussurrato se volevo andare a far incetta di schifezze stasera al Paradiso dello Sfizio. 
Le ho sussurrato che no, non avevo voglia di sfiziosità, solo di uccidere.
Ecco. A stretto giro di gomito, avevo il boss. Che, figurarsi! sentendomi mi ha chiesto chi  volevo uccidere.
Il mio musaccio deve aver parlato da solo, perchè con un sorrisino da dolce vecchina si è girata verso lo schermo tacendo.

domenica 9 gennaio 2011

A ben pensarci, il 17 gennaio è S. Antonio abate. Il santo della chiesetta all'ombra valligiana.

Effinalmente domani è il 10.
Basta feste, basta ponti, basta auguri, basta cibo.
Si torna al noioso tran tran quotidiano, al prevedibile e puntuale avverarsi delle solite quattro/cinque cose giornaliere.
Se non ho fatto male le ovvie verifiche sul calendario, la prossima festa sarà il 25 aprile, che coinciderà pure col lunedì di pasqua. Quindi niente ponti, solo uova e colombe.
Effinalmente da ieri via via via tutte le stuzzicherie, via via via alla dieta disintossicante. 
Basta questo senso di pesantezza, questo scricchiolio sinistro alle giunture e alla schiena, questo trattenere il fiato nell'allacciarsi pantalòn o sottane, questo guardingo assettarsi temendo strappi incauti et indelicati.
E' ora di darsi una regolata. Ma senza troppa brutalità. Vorrò mica spaventarmi al 10 di gennaio? Già cosciente di quel tornado lavorativo che saltella all'orizzonte, pure scornata dalle previsioni astrologiche che son sempre ben augurali per tutti e invece no, cari i miei cancerini, un anno di merda vi attende, casomai non ve ne foste ancora accorti! oh ma tranquilli! fino a dicembre, poi andrà decisamente meglio. 
La morbidezza con cui intendevo iniziare, perciò, includeva l'evitare accuratamente la pesa, evitare quel tragico momento di sconforto in cui, gnuda, cecata, congelata, sarei salita sulla bilancia, sforzando gli occhi di cogliere il fermarsi dei numerini digitali per poi scendere ed accucciarmi ad un centimetro dal display a leggere il fatal responso.
Ok ok. Bisogna essere forti, non si può partire per una missione senza avere un punto di partenza.
Mi son pesata. Addirittura prima di farmi tagliare i capelli. Perchè se bisogna temprarsi bisogna farlo fino in fondo.
E la bilancia, quell'infida, quella traditrice, quella bastiancontraria, quella tapina. Sai che ha fatto?
Mi ha lasciato attonita.
Non sono ingrassata.

sabato 8 gennaio 2011

E snasandomi mi sento un chicco di caffè stantio.

In otto giorni di 2011 son già andata a Milano due volte. 
Se presagio è, spero sia foriero di viaggi frequenti e non di pendolarismo metropolitano imminente.
Sia come sia, ogni tanto la Charlie fa quella che va alle mostre d'arte.
E quando lo fa, si sappia, piove sempre.
E sia mai che vada con l'ombrello scozzese d'ordinanza che poi non so dove appoggiarlo, e, quando l'appoggio, chi se lo ricorda più, e poi sgoccioli ovunque e gli uscieri ti guardan male, e le cameriere ti accerchiano con secchiate di segatura, e le sciurotte te lo ladrano che fa pandàn con la loro sciarpetta natalizia.
Ombrellino piccino, perciò. Che seppur umidiccio si ficca benissimo nella tasca esterna della tracolla da combattimento.  Perfetto.
Se non fosse che il pomello spuntava spavaldo, ed infame ha arpionato la manica del giubbotto, mentre prendevo la tazzina del caffè, producendo un effetto catapulta tale da lordarmi, in ordine sparso, giubbotto cappello tracolla ombrellino ed entrambe le mani.
(per la serie: meglio tardi che mai.
E no, non ero ancora aromata)

giovedì 6 gennaio 2011

Una bottiglia in due.

L'ultimo giorno lavorativo del duemiladieci in Valle si concluse, fra le varie amenità, con una nota di ottimismo per l'anno nuovo.
Lasciammo, infatti, una sopravvissuta bottiglia di spumante da bersi insieme al primo giorno di rientro nell'anno nuovo.
Lunedì, dopo le solenni incazzature per lavori codalisceschi non fatti da egli e fatti poi smazzare da noi, ci siam bendisposte al pensiero di sgargarozzarci il nettare, dopo averlo messo al fresco.
Ma, la ricerca fu vana.
Della bottiglia nessuna traccia. Non era stata deposta da qualche anima pia in frigorifero. Neanche sui balconi ve n'era traccia. Due sole possibilità rimanevano. 
Che il boss prima di andarsene l'avesse adocchiata e, vista la sopraffina qualità, se la fosse portata a casina. O che le omine delle pulizie avessero festeggiato, pensando fosse una strenna per loro.
Martedì, mentre metropolitavamo verso Milàn, ne parlavo con Kermit. Della bottiglia scomparsa, della bottiglia da stappare comunque, per il morale della truppa.
Ascoltandoci, LaToya si inserisce. E svela l'arcano.
E' stato Codaliscia. 
Lui prima di partirsene per dieci giorni dieci di ferie alla facciazza nostra.
Lui. Non l'ha messa in frigorifero. No.
Lui. Non l'ha messa sul balcone. No.
Lui. L'ha nascosta nel mobiletto alle spalle di LaToya, così non lo si sarebbe bevuto prima del suo rientro.
Ah sì?
Mercoledì pomeriggio, in Valle solo Kermit ed io.
Siam scese al Paradiso delle Delizie, tozzetti e ciappe alle olive.
Ci siam armate di bicchierini e tovagliolini rossi.
Ci siam slappate tutto dalle diciassette alle diciassette e trenta.
A coronamento di ciò, abbiam asciugato ben bene la bottiglia, l'abbiam riposta nella sua scatola, riannodatoci il nastro rosso, riposizionata nell'armadietto.

martedì 4 gennaio 2011

Quando si dice la fortuna.

Cacchio, che vuoi, io lì ci lavoro da vent'anni (per la precisione dal 1989, 2 novembre - per dire).
Cacchio, che vuoi, io lì ci lavoro, finchè non trovo di meglio, finchè han vil dinari per pagarmi, finchè ci creperò (visto che il 2011 è iniziato sotto i migliori auspici, è ben giusto pensare in grande).
Cacchio, che vuoi, il boss, con un sorriso mellifluo che puzza di zolfo ti chiede una sola cortesia, visto che siamo The Big Family.
Cacchio, che vuoi, quando vai a Milàn, a firmaà per il part-time, Charlie - e pure tutti voi - dì che sei d'accordo neh, che è tutta una cosa alla buona.
Cacchio, che vuoi, d'accordo, ci mancherebbe che imbastiamo un puttanaio a rischio di venir lasciate a casa ancor prima di avere l'orario ufficialmente ridotto.
Oggi, gita a Milano. Kermit, Bradipo, LaToya ed io.
Cologno Nord.
Biiiip biiiip biiiiiip! 
LaToya, donna di mondo in tanti campi ma a quanto pare assai sedentaria, non aveva ripreso il biglietto obliterato, facendo inquietare l'aggeggio.
Milano, nei pressi di stazione Centrale.
Trovata la via giusta, ci si incammina.
Bradipo nota ad un 200 metri, facciamo pure 300, l'insegna di un sexy-shop.
Bradipo: dai, LaTo, dopo entriamo a farci un giro.
LaToya: eheheh, hanno anche le cabine, eheheh.
Kermit: le cabine? a che servono le cabine?
Charlie: beh, il giorno della settimana in cui non lavorate in Valle, potete sempre venir qui.
Milano, Ufficio del lavoro, 807 gradi centigradi. 
Memori di quanto dettoci sì caramente dal boss.
LaToya: scusi ma questa dichiarazione che ci costringe il boss a firmare, ci mette in una brutta situazione, per caso?
Gentil Signora: beh, chiaramente, andate incontro ad eventuali problematiche di futuro incert...se volete di là c'è l'ispettore di turno.
Milano, Ufficio del lavoro, 1043 gradi centigradi.
LaToya: scusi ma questo foglio qui scritto così va bene?
Gentil Ispettora: (scorre velocemente il testo) ah no! assolutamente no! formalmente no! anzi ora vado dalla collega che ve l'ha protocollato.
Charlie (che si vedeva già l'indomani a raccattar su calendario, gnomi della fortuna -chiaramente regalatimi da Misery-pronta a piangere come un vitello sulla spalla di Krukken): sta brava ferma qui! Noi si voleva sapere, semplicemente, se cambiando la forma, cambia la sostanza.
Gentil Ispettora: ah no, beh, sapete, la situazione generale questa è, anzi, il vostro boss è stato, parrebbe, onesto nei vostri confronti. Ed inoltre devo dirvi che tantissimissimissimi sono in situazioni ben peggiori della vostra.

lunedì 3 gennaio 2011

E domani quattro oche starnazzeranno a Milano.

Se il buon giorno si vede dal mattino, eufemisticamente parlando, l'anno lavorativo partito oggi si preannuncia un pantano di sublime marciume (N.d.C. pensando bene di cambiare, d'ora in avanti, il tag  Cronache valligiane in Death Valley).
Tenuto conto di tutti i discorsi a-la Biùtiful:
* Siamo una grande famiglia, ovverosia: le pecore nere della famiglia son le solite tre quaglie;+,
* Nelle difficoltà bisogna tendersi la mano vicendevolmente, ovverosia: la mano si tende sulla schiena, di piatto, affinchè la spinta sia causa di ruzzolone di pregevole fattura,
* Io vi amo, voi mi amate, dimostriamocelo, ovverosia, voi inchinatevi, io penso al resto;
tenuto altresì conto delle regole del nuovo corso, ribadite dal boss ad ogni apparizione:
* un giorno alla settimana in meno di lavoro, sempre quello, e mi raccomando, i colleghi dello stesso reparto non devono stare a casa nello stesso giorno,
* il 3 gennaio 2011 è l'ultimo giorno di funzionamento dell'attuale sistema informatico, il 4 gennaio 2011 non funzionerà una fava, il 10 gennaio ci sarà il corso formativo per apprendere il nuovo sistema (dal 4 al 10 gennaio? ci si domanda, ah beh, che domande pretenziose).
* la prima settimana di gennaio 2011 chi ha ferie da fare le faccia pure.
Tenuto conto di tutto ciò, si evidenza che:
- il boss ha concesso le ferie a Codaliscia e Latoya (colleghi di reparto), tutta la settimana;
- le tre quaglie lavoreranno tutta la settimana;
- Bradipo si è presentata tranquillamente, nel suo giorno di riposo; alla richiesta di delucidazioni sul perchè, ha risposto dove? quando? eh? ah dovevo stare a casa?;
- domani giorno X non ci sarà nessuno delle alte sfere a presenziare il cambio informatico (io prevedo un crash generale, comprensivo di Misery che ucciderà a casaccio);
- entro stasera Codaliscia doveva preparare tre relazioni ed una compravendita, se non fosse troppo facile la risposta, chiederei di indovinare chi ha dovuto prepararle;
- le due pirlotte che han osato sottolineare ad ErMutanda la scorrettezza dell'organizzazione della faccenda si son sentite rispondere con una risata.

sabato 1 gennaio 2011

La giuoia primaria del giorno? Appendere il calendario intonso.

C'è sempre sta cosa del primo gennaio.
Anzi ce ne sono due. Almeno, per quel che mi riguarda. Forse ne avrei pure una terza, ma sto cercando di guarirne.
In ordine.
Vedere un uomo. Sì, beh, non intendo nudo, nè nel mio letto, possibilità, entrambe, di ardua realizzazione. Soprattutto questo primo dell'anno (sono certa che l'Ortolanino Innamorato dissentirebbe, perciò che non ci siano fughe di notizia). 
Tornando alla mia cabala personale di inizio anno, devo vedere un uomo. E l'ho visto. Ok, è un adolescente, ma pur sempre maschio, imbranato pure, l'ho notato dalla finestra perchè gli si è rotto il sacchetto di plastica contenente ottocentotre bottiglie di spumante. E non erano le mie.
E casomai dalla finestra non valesse, quando sono uscita nel pomeriggio ho incrociato quella simpatia del palazzo di fronte. L'unico sano in una famiglia che ha incorniciato il balcone di lucette rosse ed al centro ha posizionato lucette verdi e gialle sagomanti la capanna di Betlemme e la stella cometa. Ed infatti, appena ha potuto s'è trasferito altrove.
La seconda cosa è che bisogna mangiar cotechino e lenticchie. Chè portan bene, portan soldi, chè quest'anno, più di altri, mi sa saran utili. Cioè magari no, ma meglio essere previdenti. 
Sicchè, scoccata la mezzanotte, sbaciucchiamenti sparsi terminati, ohhh di stupore chetati per i miliardi di fuochi d'artificio esplosi in ogni dove, trenini vietati e trombette sequestrate, bene, ci si accomoda, piattino di plastica in mano, e via si inizia.
Poi, a pranzo con mammà e papà, mentre si assiste al concerto da Venezia (ma Aldo Busi, cioè, una giacchetta che non sia azzurra? una verde alla Lupin III? no eh?) e via di lenticchie e cotechino.
Poi fetta di panetùn (sempre quello della morosa del fratello, sì, quello all'ananas), spumantino che non guasta, cioccolatino con torrone. 
E si stramazza sul divano. Ok, non ho il divano, son stramazzata sul letto. Io, che non faccio mai la pennica. Io, che l'associo con la nonna che russava sulla poltrona mentre la settimana enigmistica le scivolava lenta lenta fra il bracciolo e la vestaglia.
E mi son abbioccata. E mi son risvegliata, rincoglionita più del solito, appesantita come un tacchino prima del ringraziamento, infreddolita manco fossi in gita in Scozia.
La terza, quella da cui sto cercando di guarire, è fare una lista delle cose che voglio fare o voglio non fare più. Ne voglio guarire perchè a) il 2 già mi ritrovo a sbuffeggiare trascinando i piedi conscia che nulla c'è di diverso dal giorno prima, e quello prima ancora; b) perchè limitare i propri desideri o le proprie castrazioni? c) è meglio essere sempre vigili e pronti a cogliere al balzo la palla vincente, senza tatticismi o strategie.