Ma all'ultimo dell'anno, che vuoi farci, una bella scorsa a quel che è accaduto è doveroso. Per quanto, forse, pure inutile, sia perchè ho poca memoria, sia perchè il passato è passato.
Il futuro è qui dietro l'angolo che scalpita per portar sconquassi stuporoni randellate sui malleoli e quant'altro di imprevedibile, per quanto uno possa sforzarsi di immaginare.
E quindi?
E quindi nel 2010 ho fatto una cosa che non avrei mai pensato di fare, di voler fare, di poter fare.
Volare. Non da sola eh. Ero comodamente (si fa per dire, pensavo fossero molto più grandi di quel tubo di lamiere) seduta su un aereo.
Ho visto il cielo sempre più blu, ho visto i paesaggi dall'alto, guglescamente felice, avrei voluto mangiar le nuvole.
Sia come sia, è una scarica d'energia che auguro a tutti noi nell'anno nuovo.
Riuscire ad affrontare, vivere, superare una propria paura atavica, una propria malsana certezza, una rassegnata convinzione.
Sempre pronti a mettersi in gioco, sempre ad occhi aperti su quel che si può conoscere, cogliere, imparare.
E dopo aver trovato il gufetto d'alabastro portachiavi.
Ecco la frantumazione della catenina che reggeva i due ciondoletti a forma di angioletti.
Attendo con timore la seduta incauta sopra gli occhiali appoggiati su qualche insignificante sofà.
Oggi pranzo con le Viper's Girls al gran completo. Eggiaggià, domani sarà l'ultimo giorno in Valle per la nostra Cucciolina.
Naturalmente Kermit ha risvegliato il mio senso di brava figliuola all'ultimo minuto. Che prendiamo? Un'agenda 2011? Un ciondolo? Una spilla? Naaa.
Sicchè stasera ci siam precipitate al Paradiso dello Sfizio a caccia di un ricordo ad imperitura memoria della nostra demenzialità. Sicchè ci siam beccate la ramanzina per non essere passate a bere il caffè, che avevamo promesso (e, chiaramente, dimenticato).
Sicchè domani mattina previsti momenti di alta commozione, mentre nel pomeriggio previsti momenti di alto sputtanamento.
Mio fratello ha la peculiarità di trovarsi sempre morose ricche ricchie et giovani giovani et strambe strambe (la sorella maggiore, forse forse, se li trova sempre, se se li trova, spiantati coetanei e di una normalità imbarazzante).
Mio fratello ha, attualmente, la morosa vegana.
Ella, pur non conoscendoci, perchè fra le altre caratteristiche del piccolo di casa c'è la timidezza assoluta nel far interagire il microcosmo familiare col microcosmo amicale, ci riempie di schifez cibarie da se medesima fatte.
Mio padre si nutre di qualsiasi alimento commestibile e non (ah la crosta non edibile ah!).
Mia madre, nonostante le origini bolognesi, si nutre di pasta al pomodoro e bistecca e insalata a vita. Mio fratello ne era degno figlio.
Io, invece, è intuibile immaginare da chi abbia preso.
Fatto sta che per Natale ella ci ha mandato una cesta di biscotti dagli ingredienti impronunciabili (sicuramente, al gusto, ho riconosciuto cocco e zenzero). Impronunciabili per il cucciolotto innamorato che fino all'altroieri non sapeva neanche dell'esistenza dei vegani, se non come probabili abitanti di Vega (Gooooldrake).
Poi, ci è pervenuto un panettone con tocchetti d'ananas e pinoli (discretamente sbafabile).
Ieri, dopo il weekend fuoriporta per i festeggiamenti, è tornato a casa tutto felice, con un'etichetta appicciata al pollice sinistro.
Finalmente ha reso felice la tusa, ha apprezzato una delizia da lei preparatagli.
Gli alchechengi intinti nel cioccolato fuso.
(Ci tengo a precisare, per par condicio, che pensavo fossero una catena montuosa. E, no, non li confondevo con gli Appalachi).
Oggi si è andati a lavorare, noi qui in Valle, noi qui quelli che non c'è lavoro, noi qui quelli che si riduce orario/stipendio. Noi.
Oggi, come ginnastica post pranzi festivi di tutto rispetto, si è scansato energicamente aliti devastanti come il Tomba delli meglio tempi.
Oggi si è arrancato fra pratiche da smazzare, fra boss che sfottono, fra Krukken che voglisono pVoduVVe, fra Misery che dimenticano tutto tranne i nocini ingollati.
Oggi si è resistito a tutti, forti di una sola certezza, di una sola giuoia, di una sola meta desiata. Rivedere l'Uomo delle Farfalle.
Esatto, non c'era. Delusione palpabile con mano, se non fosse che il fratello sostituto è quanto di più simile ad un incrocio fra un Gollum, un Dobby e un Nosferatu.
Per consolarmi, son andata a salutare l'Ortolanino Innamorato. Il quale mi ha accolto ramazzando, e continuando a ramazzare mi ha gentilmente chiesto di andargli a comprare le lamette. Lamette verdi bic due confezioni grazie dal tabaccaio in fondo alla via.
Sì, prego, certo, cioè, ok che mi fai il filo, che mi regali qualche cespo d'insalata, ma non è che son la gentil consorte. Ma son gentile a prescindere, e quindi son andata e tornata. Rendendomi conto, tra le altre cose, che faceva un freddo caino, come non era da giorni.
Smazzata l'incombenza, ho recuperato Kermit per andar al parcheggio, ma no! ecco che lei deve passare dal Paradiso degli Sfizi che ha dimenticato un amico a cui fare il regalo.
E sacrifichiamoci, va là. Accolte con qualche botto di fine anno in anticipo, abbiam talmente fatto breccia nel cuore del proprietario da farci offrire salatini e gingerino (mannaggia che bisogna guidar sobri, c'eran bottiglie di rum che ci occhieggiavano golosamente). Oltre ad una promessa di berci un caffettino insieme una di queste mattine, domani, nooo, il garzone belloccio non c'è. E sia per mercoledì.
Uscite, tronfie e soddisfatte, ci siam infilate zitte zitte i guantini, zitte zitte abbiam scarpinato fino alle macchine, zitte zitte ci siam separate.
Zitte zitte, no, non è vero, un sacramento è uscito spontaneo dalla mia boccuccia amabile.
L'unica sera che non ho portato la bottiglia con l'acqua calda e la serratura era ghiacciata.
Ho sbagliato per tre volte il codice del bancomat.
Curiosamente, al posto di scrivere 12231 ho scritto palindromicamente 13221. Almeno, la carta mi è stata resa, col gentile invito di contattare la banca. Che non è differente, e quindi tutto rimandato a lunedì. Si spera.
Tornata a casa, tiro fuori le chiavi e mi ritrovo il gufettoappallato d'alabastro da Volterra (con furore e con amore, ricordi di un tempo che ormai v'è più) tranciato di netto a metà. Che sia un segno? Che sia un presagio? Che sia una jattura? Boh, per l'intanto nessuno mi ha regalato portachiavi, quindi me lo dovrò comprare.
E facciamo pure piovere sul bagnato delle disgrazie, quest'anno neanche un regalo kitsch.
In questi giorni piove, ma piove piove, mica piove pioviggina.
La tattica risparmia.tempo degli ultimi anni per le strenne, ovverosia "vado, scelgo, ordino, poi torno al giorno concordato e ritiro", ha funzionato minga tròp (traduz: mica troppo - questa però era facilina eh).
E il pacco si bagna, aspetta che lo metto nel sacchetto, ma no è troppo piccolo, no asp...vabbè torno domani.
E il pacco è troppo pesante, come faccio con l'ombrello la borsa il pacco, e poi le chiavi della macchina come le recupero? dove appoggio tutto? vabbè torno domani.
E il pacco non ho fatto in tempo a prepararlo, puoi tornare domani?
Insomma, ieri mattina ero tutta presa dall'organizzarmi i giri dell'ultima ora per recuperare i regali da distribuire in giornata, incastrandoli fra le ultime urgenze in Valle, la tradizionale festa nella Gran Cella del boss con fettazza di panetùn e mestolata di mascarpone.
Quest'anno, per i simpatici sudditi, niente dono ma fotografia di gruppo con sorrisi plastificati in attesa delle nominesciòns per la fuoriuscita dei prossimi mesi.
Il boss - credo - si sia candidato all'ultimo momento per il titolo di Sadico dell'Anno. La fotografia è stata inviata via mail a tutti i clienti fedeli (tutti, beh, quelli rimasti) con i migliori auguri dalla Grande Famiglia della Valle.
Naturalmente, nel caos di metti-il-cappotto-esci-torna-togli-il-cappotto ogni oretta, non poteva mancare:
* Misery che doveva comprare il cotechino ma l'avevano finito e allora cosa faccio cosa prendo cosa regalo e allora mi accompagni nel Paradiso dello Sfizio? (N.d.C. è a 100 mt. dall'ufficio);
* mia madre che telefona ed esige che io le compri una spoletta di filo argentato sottile non spesso e che brilli non opaco;
* Linguetta che, a sorpresa, porta il pensierino sia a Kermit che a me (momento di imbarazzo estremo: noi avevamo già ordinato il pacco per lei, ma visto quanto accaduto avevamo deciso di non darglielo e spartircelo fra di noi),
* l'Ortolanino Innamorato che mi sms quando scendo a dargli il bacio augurale di buon Natale.
Sicchè son uscita mezz'ora prima per trotterellare, fra pozzanghere e buchi immensi, fino all'unica merceria del circondario (comprando ovviamente il filo d'argento sbagliato). Sono tornata di corsa al Paradiso dello Sfizio dove Kermit doveva ritirare il suo pacco (che poi era il mio pacco). Anzi, prima siam andate dall'Ortolanino, sbaciucchiamenti sparsi, poi siam tornate indietro (perchè lui non deve sapere che noi andiamo pure al Paradiso, chè il Paradiso vende pure frutta, e non sarebbe carino da parte nostra). Poi, sempre dalla strada più lunga per non farci vedere, siam tornate in Valle a recuperare Krukken per andare a sbirrare insieme (e nella frenesia non ci siamo accorte che Latoya stava freneticamente augurando a modo suo buon Natale al suo cliente preferito in una 500 arancione lì vicino parcheggiata - Krukken sì che se n'era accorta, per quello lo so, ste gggiovani omertose).
Sì, la lacrimuccia a vedere Bambi scappa pure a me.
Sì, alla dipartita della micia piansi come un vitellino sulla via del mattatoio.
Sì, se pesto il mignolo del piede sinistro contro lo spigolo del letto, fra le bestemmie calde lacrime scendono.
Sì, quando il moroso di turno mi rifilava una balla colossale e dava bidone, inondavo la cornetta del telefono (eh oh, a quell'epoca non c'era altro).
Ma, non so frignare.
Nelle difficoltà, negli imprevisti nefasti, nelle notizie drammatiche che capitano quando meno te l'aspetti, non frigno. Nè sul momento nè poi.
Non perchè sopporti meglio di altri, ma perchè frignare mi pare a) inutile, b) uno spreco di energia, c) un segno di debolezza caratteriale.
Da ciò, dritti dritti, si arriva alla ovvia conseguenza. Io sono pirla.
Perchè a saper frignare si sfangano le badilate di cacca che ti arrivano addosso, a non farlo si rimane sommersi sotto la propria e l'altrui montagna puteolenta.
D'altronde, non sono l'unica pirla. D'altronde, non si è tutti uguali. D'altronde, essere pirla è un'arte.
Per ora mi è stato comunicato che avrò riduzione d'orario e di stipendio, salvo quelle che, tuppensa! si lamentano.
Per ora mi è stato proposto di scegliere quale giorno della settimana stare a casa, salvo poi dirmi che, no, quel giorno non andava bene, meglio quest'altro.
Per ora mi è stato imposto di insegnare quel che so fare ed imparare quello che non so fare, salvo poi reputare che con il lavoro che faccio (ah maneggiare i daneè!) è meglio se non ho distrazioni.
Misery, sto donnino che ha sempre più la forma di una bella damigianotta, e credo ne sia intimamente orgogliosa, ha la fissa per l'arredamento casalingo e per il giardinaggio.
Adora comprar appartamenti, rompere le anime ad architetti per far le stanze e gli attacchi elettrici come meglio le aggrada, le arreda, ci va a vivere, si stufa, le mette in vendita, li vende, ne compra altri. E così via. Da quando lavoro in Valle ne avrà cambiati minimo quattro.
Adora i ficus bengiàmini, gli nocciuoli quelli tutti ritorti, e i cactus (sia chiaro, non ho e non so cosa sia il pollice verde, quindi non si pretenda da me una conoscenza botanica di cui faccio volentieri a meno).
Insomma, unendo le due passioni, infarcisce casa e balconi di piante piante piante. La qual cosa potrebbe pure essere sopportabile, rispetto - chessò - alle sue crisi isterico-etiliche, agli occhi iniettati di morte che ti colgono impreparata sulla soglia della cella, ai suoi sorrisi inebetiti davanti ad una richiesta improrogabile et disperata.
Quel che è difficilmente digeribile è la conseguenza.
L'Ignoranta. Ella è una carampana di quelle brianSole, con la esse al posto della zeta, una di quelle che c'hanno il marito col grano ma fanno le poverelle perchè non sta bene ostentare. Ella, nei lontani anni '80, prestò il suo mirabile acume al servizio del boss, allora alle prime armi (e si capiscono, col senno di poi, tante cose). Ed in quei tempi strinse un profondo legame con Misery, tanto da ricordarsi di ella con telefonate interminabili vertenti sui pettegolezzi di tutto il circondario compreso fra le provincie monzesi-briantee-lecchesi.
Ma soprattutto portandole il risultato del disboscamento del suo giardino. Sacchi ricolmi di sterpi, pungitopi che pungono, foglie secche che si disseminano in ogni dove, melograni da far seccare che marciscono dimenticati in qualche sacchetto.
E naturalmente di pulire non se ne parla, che le due c'han fretta di andare a ciciarare al bar, e mollano tutto lì, proprio lì dove c'è la mia macchina da scrivere.
Credo sian sette anni che abito in questo appartamento.
Prima abitavo in quello di fronte, sullo stesso pianerottolo (chè quando si ha in testa di cambiare aria mica bisogna andare in Tasmania, dico).
Prima ancora abitavo nella villa arancione col giardino con le magnolie e i pini, no, mica nostra, no, eravamo in affitto, poi la vecchia proprietaria è passata a miglior (uhm, peggior, visto il soggetto) vita, e i figli gemelli (stessa razza della madre) hanno chiesto uno sproposito, sicchè mio padre (detto Billy Dal Braccino Corto) ha fatto su baracca burattini moglie e figli e ci ha scapicollato in codesto ameno et amabile condominio.
Prima ancora abitavamo a Monza, nientepòpòdimenochè nella city briantea, ma ero under three, e ho vaghi ricordi solo dell'ingresso al cortile, un tunèl tutto a mattonelline, sai di quelle piccole, tutte sulle tonalità dell'azzurro. Credo che sia quella l'origine della mia avversione per il blu e tutti suoi derivati.
Prima ancora abitavo, boh, non ricordo o non c'ero o, se c'ero, dormivo.
Fatto sta che il mio letto, ora, è rivolto verso la finestra. Non solo, pure la testiera con relativo cuscino e relativa mia testolina quando dormo. Ed il motivo di ciò è sicuramente dovuto a qualche mia geniale pensata degli anni andati. Motivo e pensata persi nello sbiadir dei ricordi.
Rimasto è il fatto che con il gelo di queste notti mi è risultato improponibile continuare così.
E ieri sera ho ribaldato letto lenzuola federe cuscini.
E, una volta coricata, ho fatto fatica a leggere, poi ho notato che non vedevo più l'ora della sveglia sulla mensola, in compenso vedevo le lucette del decoder e del lettore (una rossa e una verde, giusto per stordire meglio il neurone semidormiente), poi ho riposto il libro, ho spento la luce e mi sono addormentata di botto.
A causa delle recenti disavventure lavorative non ho più pensato alle incombenze a cui penso da settembre.
I regali.
Che come previsto non avevo ancora preso e oggi avrei dovuto iniziare a distribuire.
Ma il gielo ed il cielo mi son venuti in aiuto e han ghiacciato le strade e la CharlieCar, impedendomi di correre a rimediare alle mie lentezze decisiostrennali.
Ci son negozietti dove passi e ripassi e ammiri e rimiri ma non ci entri mai.
E non ci entri mai perchè sai benissimo che anche un battito di ciglia ti prosciugherà il portafogli, e tu non sei in grado di dire no, grazie, perchè quelle cose li stuzzicano ti titillano ti reclamano a gran voce.
Oggi, scarligando su una compatta neve lastrificata, Kermit ed io ci siam entrate.
L'acquisto lo doveva fare lei, una strenna come si deve, ed io, curiosa come una scimmietta, mi son aggregata.
L'avessi mai fatto! ho scovato il mio mondo delle meraviglie, il mio eden, il mio paradiso perduto ma ora non più.
Torroni impacchettati, cabaret di praline ricoperte di cioccolato bianco, nocciolato, fondente, creme di qualsiasi gusto, datteri intinti nel cioccolato, zuccherini affogati nell'alcool, bottiglie stracolme di caramelle di tutti i colori.
Esatto! ero un urlio unico. E più emettevo squittii di pregevole fattura, più gli occhi del commerciante si illuminavano. Ello ha compreso al volo.
Ma. Mi son trattenuta, per ora.
Ho solo convinto Kermit ha prendere una latta contenente tisana da regalare alla Bambolina.
Dai, dai, dai. Ne prendiamo una e ci abbiniamo dei biscottini. Dai, dai, dai.
Ok, dai, scegli.
Fra venti latte di tisana, ho commosso ed inorgoglito il negoziante.
Ho scelto quella più costosa.
Ok, niente biscottini.
Per premio abbiamo avuto in dono un assaggio di squisitezze.
A Kermit una pralina ricoperta di cioccolato bianco. A me, beh, mentre ero già con la bava, oh, da non credersi, m'ha porto l'unica sfiziosità che non mi sfizia!
Sai, quando lo choc è ancora fresco, quando per mesi e mesi e mesi ipotizzi su un qualcosa che mai si verifica e quando succede lo vivi come un'ulteriore teoria, quando inciampi e non fai in tempo a mettere le mani avanti e spiaccichi il grugno per terra o sul muro (ah quanti ricordi).
Ecco, beh, siamo tutti fra il silente attonito, il cazzeggio isterico, il borbottio spaesato.
Ci son poi elementi che vivono in un universo parallelo, fatto di nuvole rosa, di Hello Kitty e burlesque (eh? son proprio antica, e direi pure grazie al ciuel.)
* # Don bi fuld bai de rocs sed ai got, aim stil aim stil geni from de bloc! #
- Bradipo! la stai insegnando alla pargoletta? (avendola chiamata proprio come la J.Lo)
* Eh, per l'inglese è un pò prestino! Ma oh, Charlie, sai che forza le sto insegnando le canzoncine di Natale!
- Uh, siamo direi nel periodo giusto! E le impara?
* Oh sì sì si diverte un sacco!
- E qual'è quella che le piace di più?
* Oh non lo so il titolo!
- Astro del ciel, Tu scendi dalle stelle, Jingle bells?!
* No, no!
- Uff, e accennamela tu!
* #E' Natale e a natale si può fare di più per noi...a Natale puoi...!#
Iersera, arrivata al parcheggio, ho trovato la CharlieCar aperta. O, per meglio precisare, era chiusa, quasi un blocco unico di ghiaccio, ma le serrature non erano inserite. Probabilmente quando al mattino, ho parcheggiato, una volta girata la chiave nella toppa, non ho aspettato bastevole tempo per rendermi conto che, causa gelo, si erano rialzate le chiusure.
Fatto sta che stamane ho controllato e ricontrollato. Da perfetta maniaca compulsiva, che non sarei se non costretta, ho fatto il giro di tutte le portiere, bagagliaio compreso, per ben tre volte.
Stasera, sicura e tronfia, con la mia bella bottiglia d'acqua calda, son giunta alla macchinina. Momento di panico. Oddio me l'han ladrata oggi che era chiusa e non ieri che era aperta, oddioddioddio.
No, era semplicemente diventata bianca dal suo solito blu. Rasserenata, con la manina cacciata nella borsa cerco le chiavi.
Non.ci.sono.
Rovescia il contenuto della borsa sul cofano, niente. Mi accapotto a guardar sotto la macchina mia e quella vicina, niente. Chiedo a Codaliscia (che ogni tanto a qualcosa servirà pure sto figliolo) di venir a far luce con i fari della sua auto. Niente, niente, niente.
Torno in Valle, nell'unica speranza che mi è rimasta, che siano cadute mentre prendevo la borsa di corsa per andarmene (chè oggi, francamente, è stata una bella giornata di emerito schifo).
Salgo le scale, ed eccole lì che mi spernacchiano.
Quando anche gli oggetti ti sbeffeggiano, la situazione necessita rimedi immediati e drastici.
Misery è tornata ieri da Norimberga (una gita culturale, dice lei, una gita enograppica, diciamo noi, una gita ispiratrice, temiamo tutti).
Stamane entro in cella, ancora con indosso il saccoapelo antigelo e i guantini (erano guanti prima di lavarli incautamente et maldestramente), con in mano sacchetta della pappa (vuota, chè oggi avrei, poi, pranzato fuori, ma alle 7,30 non si può pretendere troppo dalle mie facoltà), bottiglia dell'acqua fredda (calda alla sera), beh, non faccio in tempo a salutarla che mi guarda e con aria tragica mi sospira che oggi E' la giornata decisiva.
Se non fossi già stata imprigionata dalle stalattiti sarei raggelata.
Finalmente tutte le riunioni fra gli alti papaveri valligiani a porte chiuse avrebbero dato un risultato definitivo, pratico, certo.
Oh là! accomodiamoci bene ed assistiamo allo show, ho pensato. Chè in Valle non esiste, da vent'anni a questa parte, che avvengano cose definite, pratiche, certe.
Ed infatti.
Sul finir della mattinata (giusto per stimolare quel languorino che già ti attanaglia), arriva il boss.
Krukken ed io la guardiamo. Tace e ci guarda.
Dica, dica.
Allora, blablabla, vi stimo, blablabla, ci tengo a voi, blablabla, c'è crisi, blablabla, conto su di voi per il futuro, blablabla, c'è da cooperare, blablabla, ho già detto che vi stimo?, blablabla, bisognerà ridurre l'orario di lavoro per qualche tempo, blablabla, ma siamo un gruppo unito, blablabla, ce la faremo, blablabla.
Traduzione: state a cuccia e buoni, chè voi mi servite per il futuro del figliuolo, nel frattempo vi riduco orario e stipendio.
La Valle rischia di andare a gambe all'aria prima dell'estate, per tutto questo e molto altro?
La Charlie avrà già ben di che preoccuparsi, o no?
No, diamole pure un'ulteriore tegola sul crapino, giusto per gradire meglio l'arrivo dell'anno nuovo!
Chi è così fortunato da riuscire a vendere nel giro di due mesi una casa da duecentometriquadri al prezzo che voleva lui così da involarsene all'estero in cerca di miglior vita?
Oh lo so, c'è sta cosa che blablabla che palle il natale, blablabla è tutto una commercializzazione, blablabla che c'è da festeggiare.
Oh beh sì d'accordo, ma io adoro tutte le minchiate sperluccicanti nel buio dicembrino, adoro tutte le sfiziosità che si spiluccano a tavola prima durante e dopo, adoro le sorprese impacchettate ed infiocchettate, e adoro pensare ai regali da fare agli amici.
Oh insomma per una volta che amo qualcosa che accade in inverno!
Oh, comunque, qualcosina che mi scoccia c'è. Figurarsi.
Avere una fra le più care amiche nata agli inizi di dicembre è un dramma, chè devo, ovvio, pensare a due regali come si deve.
E quest'anno avevo ben due idee sicuramente apprezzabili. E le ho realizzate, impacchettate, infiocchettate.
E consegnate. Entrambe. Al compleanno.
Oh, uffa, a tredici giorni dalla consegna della strenna, sono assolutamente a corto di qualsivoglia pensata.
Stamane una losca figura si aggirava per le vie del centro.
Per la verità, una via del centro. Nel senso che il centro preciso del paesiello è il sagrato della chiesa, da cui si diparte in due tronconi, uno a destra ed uno a sinistra, la via del centro.
Non perdiamoci in meandri che non esistono ed osserviamo la losca figura.
Ella incede maestosa, altera, glaciale. Ella si muove come se fluttuasse senza toccar terra, non muove il capo se non muovendo tutto il corpo insieme, come se fosse una statua. Ma una statua non è. Ha capelli lunghi lisci e corvini. Ha un volto pallido imbellettato come se fosse una bambola dei tempi andati. Indossa un abito nero che scende a coprir i piedi (da ciò, la leggenda che ella non cammini come tutti i comuni mortali ma veleggi). A ripararla dal freddo un mantellino di pelliccia. Ha, come le si conviene, un cavaliere. Che, a detta di molti, guasta la poesia del momento. Esso cammina, come tutti i bipedi umani, anzi peggio. Coi piedi a papera, piedi per giunta calzanti stivalazzi grigio perlaceo e borchiati. Esso è basso, quindi, malignità sparse intuiscono il rialzo nel tacco del fin stivale. Esso indossa un paio di jeans, una camicia bianca di raso, una sciarpa grigiazzurra e una giacca di panno beige. Non può mancare, mormora confortato il pubblico astante, l'occhiale da cafonazzo del quartierino.
I compaesani uniti, con plateale indifferenza, occhieggiavano i due, che han percorso, ripercorso e ricorso la via principale, tornando sempre lì, sul centro.
Ma che vogliono sti due? si chiedevano l'un l'altro i pensionati e le casalinghe e pure la perpetua e il sacrestano. Ma che cercano? si chiedevano i baristi e gli immobiliaristi e gli assessori e pure la Charlie.
E la prima a scoprirlo son stata me, che andavo verso la CharlieCar dopo la cocente delusione di non aver trovato melograno per il mio palato.
Una sposa cercavano. Che arrivava a piedi, dal parcheggio, trafelata, al braccio dell'ansante padre e al seguito invitati e paggette reggenti lo strascico (inesistente lo strascico, al punto da intralciare l'avanzata della carovana agghindata per il gran giorno).
La cella in cui lavoro è, per dover di precisione, distaccata dalle altre celle.
Unita ad esse dal più freddo pianerottolo mai creato in millemila anni, ella funge da rottamaio, sfogatoio, ricovero psicologicamente instabili, sala-mensa et caffetteria, nonchè, in seconda istanza, luogo di lavoro di Misery, Krukken e mio.
Una fra le curiose peculiarità di codesto sito è l'affissione sull'uscio di un cartello sagomato a freccia, indicante la *via aurea* per giungere alla Valle vera e propria. All'interno della freccia dorata c'è la scritta *notaio*.
Tutto ciò grazie alle illuminate menti passate nei secoli scorsi, fra le più preziose gemme sfornate nei meandri valligiani.
Tutto ciò non viene capito da clienti occasionali, tantomeno dagli abituali, e a volte manco dai parenti stretti della ciurma psicotica. Essi, singolarmente o a gruppi, entrano, a volte titubanti a volte spavaldi, si guardano in giro e, con viso perplesso, se non addirittura turbato, chiedono lumi.
Lumi che vengono diradati qualora non siamo colte in flagranza di masticazione frutto, di insulto sparso, di spremitura neuro-lavorativa. Altrimenti, senza profferir verbo, si indica col ditino la direzione da prendersi. Circolare, grazie.
Oggi entra l'ennesimo omarino. Piccino, cicciottello, cappellino da magùt (N.d.C. muratore), mani giunte.
Non entra, anzi, apre uno spiraglio e rimane lì, sullo zerbino. E, pazzesco, lo vedo.
- Dica.
- L'è chì el nudàr? (N.d.C. è qui il notaio?)
- No, è nell'ufficio qui di fianco.
- Grasie.
- Prego!
Richiude la porta, ma subito la riapre.
- La mi scusi, ma, prima del nudàr, mi ho da andaà in bagno.
Comprare il regalo di Natale per mio fratello significa:
- munirsi di santa pazienza;
- chiedere alla maTre quando vuole andare a far shopping;
- ricordare alla maTre di farsi dare i soldi dal paTre sennò mi tocca sborsar tutto io,
- scarrozzare al centro commerciale una maTre incapace di starsene tranquilla al suo posto, no, lei no, lei deve sbuffare per il caldo, cercare nei vani sparsi uno straccio con cui pulire il parabrezza, mangiare focaccine impataccandomi poi tutte le superfici impataccabili,
- entrare nel negozio d'abbigliamento maschile ed iniziare la via crucis.
Egli non vuole maglioni coi tre bottoncini o con la zip, non vuole pullover a girocollo, non vuole tinte chiare, non vuole il rosso o il lilla ma l'arancione va benissimo. Egli, inoltre, non vuole le maniche troppo corte nè troppo lunghe, le spalle del maglione prescelto devono essere aderenti al corpiciuino ma la fascia in vita no, quella dev'essere larga.
Dopo tre quarti d'ora e ben due maglioni, gioia tripudio estasi interiore.
- Charlie, ma che dici? Ci abbiniamo un paio di pantaloni?
- ...
Egli non li vuole jeans o velluto, non vuole il blu o il verdone o il prugna, non vuole che ci siano cuciture strane, scritte, disegni, niente strappi ma qualche righetta sbiadita sì.
- Mà! guarda questi marrone, eh? son belli eh?
- Oh sì, carucci davvero! Eh, ma è un altro bagno di colore, dobbiamo cambiare i maglioni.
La complicità, sempre pronti a captare l'occhiata che faccia saltare sullo stesso binario di pensieri, che siano profondi demenziali geniali.
La lealtà, sempre pronti ed in prima linea a difendersi vicendevolmente, a prescindere dal perchè da chi da quando.
La schiettezza, sempre pronti a sfottersi, a provocarsi sui tasti dolenti, chè per quanto si possano camuffare ma gli amici sanno.
L'affetto, sempre pronti a confidarsi, a confrontarsi, a rendersi partecipi di quanto brutto o bello ci capiti.
Però, cioè, sapere che tirando su la tapparella la mia vista panoramica di questi giorni è
e, nonostante tutto ciuò, svegliarmi alle 8 di mattina * in un dì di festa così:
è bastardo et crudele.
* Mi sorge il dubbio di esser stata troppo sibillina (al solito, mi si potrebbe sottolineare). Non sono io al mare, ma l'amica che mi ha mandato l'sms alle 8 di mattina!
Oggi, levata la copertina di pigrizia in cui mi ero rimbozzolita, son andata a trovare un'amica che solitamente incontravo il sabato, ma ultimamente siam sempre impegnate altrimenti e quindi qual migliore occasione di un martedì uggioso per far due chiacchiere davanti a biscotti fatti in casa e caffettino?
A parte il dover far da palo mentre lei montava 'o presepe, il dover ciciarare, giuoiosamente, col sottofondo di uominiedonne, il dover subire via suo telefono le avances dell'idraulico che punta al mio cellulare (e immagino non solo a quello), beh, lo choc supremo è stato il traffico monzese alle 16 del pomeriggio.
Ma la gente non lavora? Ma la gente non fa il ponte fuori dalla città? Ma la gente non pensa alle polveri sottili?
Quando i misteri sono irrisolvibili, non entra in giuoco lo Sherlock Holmes che c'è in noi a disvelarci l'arcano. E neanche appare un Watson qualsiasi a far maturare idee geniali.
No, rimane il mistero. Rimane la curiosità. Rimane il dubbio di capire come cavolo è accaduto quel qualcosa di inspiegabile in cucina.
Riavvolgo per l'ennesima volta la bobina dei ricordi del primo pomeriggio. Un pomeriggio decisamente plumbeo, e quando il pomeriggio è decisamente plumbeo, si sa, faccio dolci.
Prendo 15 nocciole, 3 noci.
Prendo lo schiaccianoci.
Squarcio i gusci (3 nocciole a vuoto).
Prendo il tagliere e un coltellaccio.
Trito le dieci nocciole e le tre noci.
Prendo uno scodellone di plastica.
Prendo uno yogurt al caffè confezionato nel suo bravo vasetto di plastica.
Lo verso nel contenitore ed il vasetto vuoto lo uso da misurino.
Uno di olio, dalla latta dell'olio.
Due di zucchero, dal sacchetto di zucchero.
Tre di farina, dai vari sacchetti di farina avanzati dagli impasti pizzesco-domenicali.
Tre uova (senza guscio).
Una bustina di lievito.
Una grattugiata di cioccolato fondente.
Una grattugiata di scorza di limone.
Ci verso il trito di frutta secca.
Prendo un mestolo di legno e mischio.
Prendo la tortiera.
Prendo un tocco di burro e la ungo, la infarino, ci schiaffo dentro la goduriosa sbobba, inforno.
Mi metto a lavare il tavolo, a ramazzare il pavimento, a lavare ciotola, coltellaccio e mestolo.
E il mistero irrisolto?
Ah, giusto sì. Mentre lavavo, un dolore lancinante.
Una scheggia di vetro sottilissima, appuntita, infida, mi si è conficcata nell'indice.
Quando scatta il nervoso, sai, quella mosca molesta nelle viscere che ti fa venir voglia di prendere una mazza ferrata e spaccar giù qualunque cosa ti capiti a tiro, quella voglia di urlare un AH! belluino ed infinito alla luna, al sole, alle persone, ai piccioni, a tutto e tutto.
Quando accumuli delusioni, frustrazioni, illusioni, quando speri sempre che la situazione possa e debba migliorare e mai accade, quando attendi la svolta, la riscossa, la spinta che dal basso ti rilanci insù, quando invece senti le caviglie cinte da due magli di fango che ti impastoiano al suolo.
Quando la goccia trabocca dal vaso della calma apparente imbastita per il quieto vivere, io, io cammino.
Prendo e macino chilometri. Mi imbozzolo come si deve e vado.
Non ha importanza dove, basta che vada.
E cammino, mani in tasca, respirando lentamente, profondamente.
E ascolto il piede che si poggia a terra, prima il tallone, poi la pianta, poi le dita, poi si risolleva il tallone, poi la pianta, poi le dita.
E guardo, a testa bassa, la punta delle scarpe, che appaiono, che scompaiono, nel camminare.
E sollevo lo sguardo, di quando in quando, verso il cielo, e lascio vagolare lo sguardo nel nulla, nel troppo, nell'immenso, nell'infinitesimale.
E poi rientro in me, e mi porto in dono il vaso svuotato.
Telefonare a qualcuno? Mi partono una serie di paranoie infinite.
E se sta pranzando/cenando, se sta dormendo, se sta fornicando, se sta tagliandosi le unghie del piede destro, se sta guardando la Barbara in tivù.
Ricevere telefonate? MI partono una serie di dubbi atroci.
E se è morto qualcuno, se devo recuperare chissà dove chissà quando chissà perchè, se chissà chi mi deve chiedere chissà quale favore, se han bisogno di consulenza notarile, se l'Uomo delle Farfalle mi invita a casa sua (ah no, sto sognando, ah già, non ha il mio cellulare).
Il telefono, la tua voce, dicono.
Quello è poco ma sicuro, anche se non lo dicesse nessuno. Il punto è un altro, a prescindere dallo scoprire, prima o poi, se ho una voce cristinadavenosa.
Il punto è che gli occhi, le smorfie, i gesti, queste cose qui contano, dico io, imprescindibilmente dalla voce.
E quindi no, non amo il telefono, forse amerei il videotelefono. Ma a malapena so usare il telefonino, perchè complicarmi l'esistenza che già di per sè sbanda paurosamente ogni due per tre?
Tutto per dire che da una settimana mi trapana la pazienza l'operatore telefonico di telefonate giornaliere.
Telefonate che puntualmente snobbo, rifiuto, silenzio.
Oggi, in una radiosa giornata di umore splendido, sia mio che altrui, e non è cosa facile di questi tempi, allo squillo ho preso con vigore l'aggeggio e ho risposto.
La tizia mi ha chiesto se ero io che usavo il telefono normalmente (ho titubato: a) se dico sì parte ad insultarmi b) normalmente, cos'è la normalità? c) mica penserà che l'ho rubato). E comunque ho risposto sì.
La tizia mi ha informato che son estremamente fortunata perchè è attiva sul mio numero la promozione gratuita per navigare in internet per due settimane. La promozione finirà il 7 dicembre. (ok, colpa mia che non ho risposto mai nei giorni scorsi, penso, mentre costei continua). A partire dal giorno successivo pagherà due euro ogni mese. (stranamente ero attenta, sicchè ho ribattuto).
- E per disdire cosa dovrei fare?
* Oh, deve telefonarci oppure collegarsi al sito (astuti) e attivare la procedura di disattivazione (contorti).
- Ah, beh, faccia una bella cosa. Non la faccia manco partire la promozione.
Volevo narrar di prevosti che arrivano a benedire in Valle.
Prevosti che creano agitasiùn. Una busta senza intestazione per ficcarci dentro il regal obolo, presto!
Chè sta bene essere fintamente devoti, ma cafoni mai.
Prevosti che necessiterebbero loro di benedisiùn.
Basso, gobbo, spelacchiato, biascicante, un occhio che punta verso il Monte Bianco e l'altro verso Cesenatico, braccino sìfulo (si dice sìfulo ovunque? dubito. Ussignùr, adesso rifletto per la traduzione in italico verbo).
D'altronde, non son in grado di usare il neurone, essendo in deficit respiratorio.
Avendo assistito al tentativo del Carlo Conti di cantare A white shade of pale, mentre io stavo ruminando un tocco di pane integrale, è da mezz'ora che tossisco e lacrimo copiosamente.
Io non ci credo mica. O, per meglio precisare, non me ne impippa particolarmente. Non son fissata con il clima, è fra le cose a cui meno faccio caso intorno a me.
Certo, tirar su la tapparella e veder quella stupida pioggerella brianzolina urta, ma qui, nel centro charlico, ci siam abituati, essendoci nati e cresciuti a pane e grigio-brianza.
Sia come sia, ho un aMicio fissato con il meteo (mica scelgo gli amici a casaccio, ovvio). E lui non sbaglia mai a darmi le dritte su nevi temporali caldazze tornadi che si dovessero abbattere sulla mia zona.
Ultimamente, probabilmente troppo buono per sottolinearmi la cosa ma indubbiamente strarotto dalle mie richieste, mi ha passato un link a cui dar occhiate per le previsioni.
E oggi, in Valle, stavo giusto inquietando Kermit, che deve partire lunedì, dicendole che è prevista neve proprio il 6.
E lei mi stava bestemmiando dietro.
E io, puntigliosa, mostravo grafici di temperature previste, correnti discensionali, pressioni basse (capendoci meno di quanto comprenda la fisica quantistica).
E Misery ascoltava.
E noi continuavamo a battibeccare.
E Misery ci osservava.
E quando abbiam ridacchiato e poi taciuto ha chiesto.
* Chaaarlie, maaa allooora venerdì il mercato non lo fanno?