martedì 30 novembre 2010

The snow show is starting, Right here, right now!

Il padre dell'ortolano che mi fa il filo è un burbero. Uno di quelli che non spiaccica verbo se non biascicando un saluto, a testa bassa, mentre si rintana in qualche cantuccio.
Per mesi ci ha scrutato, a me e Kermit, e si è defilato borbottante.
Stasera, che ero da sola e tentavo di schivare le mani polipesche dello spasimante suo figlio, è sbucato d'improvviso dal cantuccio in cui solitamente si rintana.
Ho sorriso, fra l'imbarazzato lo scusante ed il grato, ho recuperato sacchetta, ombrello, bottiglia dell'acqua calda e.
E ho scatenato una parlantina imprevedibile.
Mi ha intimato di portar in giro bottiglie di vino e non di acqua. (e come se non lo volessi! ma credo che versar vino sulla serratura della CharlieCar non serva a sgelarla. E anche se accadesse mi parrebbe un sacrilegio immane sprecar vino così).
Mi ha spiegato dove andare a comprare lo spruzzino al posto di sprecar acqua o vino di sorta. 
* Dal ferramenta! 
* Pensavo dai benzinai. 
* No! dal ferramenta! 
* E se non ce l'hanno?
* Se non ce l'hanno? Se non ce l'hanno, che vadan a daà via ul cuù.
* Perfetto, grazie, arrivederci.

lunedì 29 novembre 2010

E' comprovato: le alte sfere remano contro.

Negli anni passati, in Valle, sul finir di novembre, si scatenava l'ira funesta, l'intifada de noatri, le guerre zerbinicide.
Perchè ognuno pensava al proprio reparto lavorativo nel mese dicembrino. Il quale è notAriamente mese altamente pVoduttivo. Indi, chi era alla preparazione infarciva di atti tutti i giorni possibili come fossero tacchini per il ringraziamento, chi era agli adempimenti bestemmiava in tutte le lingue conosciute od ignote od aliene perchè avrebbe dovuto lavorare anche i sabati e le domeniche (la qui scrivente conferma due decenni di santiamenti sparsi).
Quest'anno se si riesce a fissare qualche appuntamento ci si fa la ola a vicenda, applausi a scena aperta, si apre lo spumante (ma questa non è proprio un'eccezione, nel tran tran valligiano).
E il boss, il boss come la prende?
La prende così.
La Charlie voleva fissar un appuntamento il 3 gennaio, con l'agenda 2011 intonsa.
Giustamente chiede udienza per aver conferma di poter fissar in tal data.
Il boss la guarda, guarda l'agenda, riguarda la suddita e le conferma quel che la medesima suddita temeva.
*Ma tu sei pazza che io vengo il 3 qui. E se per quello non vengo neanche il 4, il 5, il 7. Anzi il 7 manco voi. (ci mancava il tiè finale).

sabato 27 novembre 2010

Post a regime ridotto. Neurone in fase di scongelamento.

Oggi ero a zonzo, imbacuccata vanamente, perchè il freddo porco è proprio un freddo maiale.
E c'era sta tizia poco oltre che chiacchierava.
Con una vocina di quelle tutte flautose, cristinadavenose, fiabose.
Il desiderio impellente di farle lo sgambetto per farla taciuere è stato mitigato da una folgorazione tragica.
Ma non è che pure io ho una vocina flautosa, cristinadavenosa, fiabosa?
Chè io mi son sentita solo al corso d'inglese, in audiocassetta (robe del secolo scorso) e mi spaventai sì, ma pensai fosse colpa della pronuncia non propriamente oxfordiana.
Anzi, pure sulla segreteria telefonica di casa, mi son sentita. Ma solamente un lamentevole *ma nuuu*, che non fece testo (e manco audio).
Allora, ho chiesto.
E mi è stato detto che ho la mia voce (mattuppensa).

venerdì 26 novembre 2010

E sì oggi ha nevicato.

Il tempo per ogni cosa. Il tempo perfetto. 
L'essere a tempo. L'essere in tempo.
Il concetto di perfezione temporale è soggettivo.
C'è chi ama sbrigarsi, far tutto subito, levarsi il pensiero di questo o quell'impiccio, liberarsi dei doveri per crogiolarsi nei piaceri.
C'è chi preferisce far le cose per benino, concentrarsi con calma, fare controllare ricontrollare fiscalmente il proprio operato, per non dover poi ritornarci sopra una volta finito il lavorìo.
C'è chi ha un tempismo perfetto. Capisce quando è il momento di tacere ed ascoltare, quando è l'ora di agire, quando di cazzeggiare, quando è il caso di curiosare e quando invece di sparire.
C'è chi ha un tempismo in.perfetto. Capita fra litiganti imbizzarriti, capita nel momento delle domande più imbarazzanti, capita quando il più noioso essere umano del mondo cerca compagnia.
C'è Kermit che deve recuperare il suo sacchetto di pane nel momento esatto in cui Krukken si serra a doppia mandata nella stanza in cui il medesimo sacchetto si trova (e per evitar di disturbare, ovvio, chiede a me di recuperarlo). 
C'è Charlie che decide di non resistere alla tentazione di un moretto (no! non quello! no! non quello! no! non quello, anzi sì, quello lì che stavi pensando ora) nel preciso istante in cui uno dei clienti più prestanti della Valle le passa davanti, salutandola. 
E non mi è restato altro da fare che, guanciotte ripiene, far ciao ciao con la manina.

giovedì 25 novembre 2010

Il buon gusto d'un caffè

Domani ErMutanda parte.
Destinazione Roma. Destinazione vita. Destinazione possibile futuro lavorativo charliesco.
Ello, crisi imperante in corso, pensa che, andando, col suo fido compare, di persona personalmente là dove tutto si decide, possa smuovere la situazione paludosa in cui versano le nomine - fra cui la sua - e possa tornar trionfatore in Valle.
Ello, figliuolo di poca possanza del boss, è squietato ed allarmato dalle voci sempre più insistenti che il concorso da se medesimo superato sia stato truffaldinamente gestito (ai tempi della nomina, per quanto sollevata e giubilante pure Charlie qualche dubbio l'aveva avuto).
Ello, quando per motivi squisitamente lavorativi l'ho interpellato, mi ha blaterato di non aver tempo da perdere a darmi retta. Silenzio. Poi. Quando tornerò su da Roma, disse testualmente, ti devo fare una lezione sulle copie conformi di copie conformi inviate per posta certificata conforme.
Sinceramente, avrei levato il disturbo anche senza  essere minacciata sì brutalmente. 
Nel mentre ritornavo alla mia celletta mesta e borbottante, con la coda dell'occhio noto uno struscìo all'ingresso. LaToya ed il suo cliente. Colpo di scena. Mi chiama. Lei, non lui. Avrebbe bisogno di un preventivo, il tipo. Per cosa? Non sa bene. Eccerto, si decide sull'onda della passione. Li guardo, mi guardano. 
Alùra?
Il tipo intuisce di dover inventarsi qualcosa da dire. Inventa. Io ascolto e poi vado a far il preventivo. Due secondi e arrivano. Prima lei, poi lui. Me lo presenta pure. Piacere. Eh, quindi? Oh, vuole una cialda di caffè da offrirgli, nel cucinotto, mentre attende che io produca.
I due si appartano nel cucinotto, che è un vano sempre nella mia cella, accostano la porta.
E ok che posso avere un momento di elaborazione dati del neurone, poi del pc, poi della stampante, ma venti minuti in cucina in attesa di un preventivo, francamente mi son sembrati eccessivi.

mercoledì 24 novembre 2010

Pstlnd

Kermit è a casa da due giorni, col febrùn.
Nell'asilo frequentato dalla figlia di Bradipo svariati marmocchi son a casa con la scarlattina.
Le due cose apparentemente scollegate fra loro, hanno generato una psicosi collettiva in Valle.
Tanto che Fr-Fr ha cancellato gli appuntamenti presso di noi, da oggi e fino a tutta settimana prossima.
Tutto ciò dopo aver proclamato a gran voce: "alra nn mng ù l crmle dl vs prchè c l mse krmt!" (traduzione per coloro i quali non son abili a cogliere le sfumature di un linguaggio esplicato in 843 lettere al secondo: "allora non mangio più le caramelle dal vaso perchè ce le ha messe Kermit!")
Il vaso in questione è sul bancone alla reception per i gentil clienti golosi (essi gradiscono le liquirizie, le mentine, le zuccherine, niente gommose altrimenti perdon la dentiera oltre che i quattrini). 
Naturalmente anche noi si gradisce, di quando in quando, vuoi per golosità nervosismo isterismo depressione. Fr-Fr, in particolare, gradisce per golosità e, da buona brianzola, per gratuità. 
Chiaro che le caramelle siano incartate, chiaro che Kermit, nel metterle nella ciotola, non le ha disincartate, indi, sputatovi dentro, reincartate. Pertanto le paturnie della esimia braccinacorta sono incomprensibili. 
Ma, visto il soggetto, è comprensibile.

martedì 23 novembre 2010

Essi ritorneranno.

C'è sta cosa coi clienti.
Ci sono gli stracciapalle. Bel termine, no? per definire quelli che non son semplici rompiscatole, e neanche noiosi pedanti pignolini, e neanche gli spocchiosi brillantoni che vogliono tutto pronto per ieri. 
Esatto, questi son un insieme di tutto il peggio che può esserci in un cliente. Ossessivi, indecisi, insicuri, tapini, aggressivi, agitati, lagnosi. 
Chiaro che non gli si possa sbatter il telefono in faccia o ignorarli se ti compaiono davanti. Chiaro che, poi, va a carattere di chi si trovan davanti. C'è un Codaliscia che mette in scena il suo siparietto a-la Zelig. C'è una LaToya che si umetta le labbra lanciando occhiate lascive, c'è una Krukken che con passo marziale impone un interrogatorio serrato, c'è chi come Bradipo li anestetizza con una parola ogni 15-20 secondi, c'è chi come ErMutanda li ammutolisce con un'alitata.
C'è chi come me non riesce ad essere altro che cortese, leggermente simpatica, vagamente compiacente. E di stracciapalle affezionati ne ho ben due.
Prima ne avevo uno solo, e mi lamentavo. Da oggi sono alla disperazione.
Il modus operandi di entrambi è identico (ed inquietante).
Entrambi han sempre problemi societari di dimensioni apocalittiche. Entrambi non vogliono aver a che fare con ErMutanda. Entrambi mi usano come mediatrice. Entrambi telefonano chiedendo di me, e se io non ci sono, son dal boss, son a pranzo, mi imbosco, mi nego, essi richiamano a ripetizione finchè non vincono la battaglia e rispondo. Entrambi, finita la telefonata, mi mandano emails chilometriche ripetendo le stesse cose dette a voce.
Si differenziavano perchè il primo l'ho conosciuto nei giorni prima di Natale, lo scorso anno, quando giunse con un bel panetùn tutto per me, stringendomi la mano e sbaciucchiandomi davanti a tutte le bastard...colleghe che si facevano grasse risate.
Da allora, ogni volta che passa dalla Valle, sapendo dove si trova la mia cella arriva sempre a salutarmi, ovviamente nei momenti meno opportuni.
La new entry, invece non la conoscevo, ma, oggi, gli avevo fissato un appuntamento con ErMutanda. E avendo intuito il soggetto, avevo avvisato Linguetta, qualora egli mi cercasse, di dire che non ero arrivata.
Orbene, la fortuna ha voluto che il boss mi chiamasse poco prima dell'arrivo di costui. Cosicchè quando son tornata verso la cella fosse all'ingresso. Mentre camminavo lesta lesta verso la mia porticina, temevo mi si chiamasse Chaaaarlie, imponendomi una plateale figuraccia. 
Ed invece no. Pericolo scampato.
Dopo circa un'oretta, sento bussare. Era lui. Mi ha scovato. Mi ha stretto la mano caldamente. Mi ha raggelato: ti contatterò presto.

lunedì 22 novembre 2010

Hai presente il gioco delle tre carte? Devo trovar la terza.

Fra le piacevolezze di avere un amico ortolano, amico ortolano che vorrebbe essere più di un amico ortolano, ma che non sa, l'amico ortolano, che il ruolo di Uomo delle Farfalle è già occupato, per quanto l'Uomo delle Farfalle in questione voglia trasferirsi in spiagge esotiche (no, non per fuggire dai miei approcci, amabili tra l'altro).
Comunque, l'amico ortolano che, a prescindere dalla partenza o meno dell'Uomo delle Farfalle, rimarrà amico ortolano, mi prepara per il lunedì sera una bella ciotola di verdure già tagliate e nettate per far il minestrone. Verdure a comando, chè inizialmente mi metteva pure tocchelli di zucca (che io aborro sentitamente), sicchè ora mette, per compensazione, una quantità imprecisata di lenticchie.
Sta di fatto che stasera, per non fargli sprecare un sacchetto di carta, gli ho fatto mettere lo scatolino di plastica con tutto il bendidio nella mia borsa.
Poi, pagato ringraziato salutato, mi son involata a casina. Arrivata al cancelletto, apro la borsa per cercar le chiavi. 
Sgranamento di occhi, imprecazione solenne, rassegnazione abbattuta. Il contenitore si è aperto, sparpagliando lenticchie e broccoli in ogni pertugio.

domenica 21 novembre 2010

E che lividi spettacolari cadendo.

Ieri nel tardo pomeriggio, dopo le commissioni (e son ancora convinta di aver dimenticato qualcosa, ma non so cosa), mi son rifugiata in biblioteca.
Mi piace andarci per sfogliare libri che mi incuriosiscono, leggere gli incipit, inclinare il capo girovagando fra gli scaffali leggendo i titoli dalle coste. E, più di tutto, mi piace osservare gli altri. 
I disciplinatissimi, quelli seduti ben bene sulle seggiole a sfogliar riviste, attenti attenti a non fare il minimo rumore.
Gli studiosi, di qualsiasi età essi siano, tutti presi nelle loro ricerche idee teorie, che scartabellano richiudono riaprono si alzano si dirigono si grattano la testa si sistemano gli occhiali.
Le mamme, sbuffanti nel tentar di non far cadere i 2-3 giacchettini che han in mano, uno shhhh! unico ai pargoli trotterellanti in ogni direzione, uno sguardo.
I bimbetti, orgogliosi dei loro libretti cartonati, diligenti e silenziosi solo quando guardano il bibliotecario che verifica e timbra le loro fiabe.
I bibliotecari, tutti gentili la zitellina attempata coi suoi completi color beige, il zitellone attempato sempre al telefono con la mamma e le sue richieste, il biondino smilzo con gli occhi più buoni del mondo Uno no, per nulla gentile, quello pelatino con l'occhietto porcino e le camicie tristi.
E c'era sta bimbetta sui sei anni seduta per terra, bionda bella elegante. 
Composta, gambette incrociate, aveva un libro in grembo, un altro chiuso a lato.
Con un tappino di biro seguiva le parole scritte, muovendo le labbra. Poi, proprio mentre mi stupivo di quanto fosse brava seppur così piccina, si è trasformata in una maschera d'ira. Silenziosamente cazziava un immaginario alunno (presumo eh, non l'ho intervistata al riguardo), per poi prendere l'altro volume e rabbiosamente scrivere qualcosa, sempre col tappino. Poi, borbottando e quietandosi, tornava alla lettura.
Il mio amico immaginario, viveva nell'armadio letto dove dormivo da bimba. E mi teneva compagnia quando vegliavo la micia che doveva far i gattini. E si sedeva accanto a me quando disegnavo per ore davanti alla finestra del tinello (ah, le case di una volta!). E si arrampicava sulla magnolia, incoraggiandomi ad imparar a far la capriola sul ramo, chè mio fratello ci riusciva e io no. 
E poi? quand'è che se n'è andato? E perchè, poi?

sabato 20 novembre 2010

Pozzanghere all'orizzonte

Le previsioni meteorologiche non sbaglian più. Ah i vecchi tempi!
Ora se si sente dire che sabato e domenica pioverà, pioverà. 
Non c'è più l'incognita, lo sperare, l'illudersi che, alzando la tapparella o aprendo le imposte, un esangue, per quanto insignificante, sole ti faccia l'occhiolino, permettendoti di partire per la gita al lago, per andar a visitar musei, o semplicemente per andar a trovar un'amica.
Niente di tutto ciò. Già la sera prima si può preparare la pigna di indumenti da stirare il giorno dopo, rintanati al calduccio, o si sacramenta per essersi giocati qualche biglietto di ingresso prenotato via internet, oppure si telefona all'amica per quattro chiacchiere acciambellate sul divano, ognuna sul suo divano.
E quando raramente errano, i maghi del clima, ci stupiamo, addirittura ci inquietiamo. Ma come? fa caldo e avevan detto che avrebbe nevicato? E insomma!
E fra manciata d'anni, chissà, tutto sarà programmato, organizzato al minuto, incasellato in precisi momenti della giornata, sapremo l'ora della prima goccia che cade, il minuto esatto della fioritura dei gerani nell'ultimo vaso sul balcone a nord-est, per non dire del nostro quotidiano vivere. 
Alle 6 sveglia. Alle 10,30 capsulina di caffeina. Alle 13 pillolina di carboidrati. Alle 16 beverone di vitamine. Alle 19 doccia. Alle 21 pastigliette di pesce. Alle 23 coprifuoco. 
Che angoscia, per quanto sia amante delle mie abitudini, dei miei riti giornalieri, del rispetto temporale, porcamiseria, che angoscia.

venerdì 19 novembre 2010

E io, io bevevo.

Per una volta che un cliente è generoso e dona una gigantesca crostata di frutta a tutti noi per la nostra cortesia (non solo generoso ma pure fortunato, o delirante), non si poteva mangiar una fetta tutti insieme ciciarando del sole? del natale? del bue muschiato?
No.
Misery e Smutandata si stavano per accapigliare su Mussolini (ed ero pronta a tifare per la prima).
Latoya inveiva contro chi va a zoccole (e son riuscita a non ridere).
Er Mutanda pontificava la meglio caratura di chi va con le zoccole e non con gli zoccoli.
Codaliscia spalleggiava tutti, colleghi politici terrestri uniti: siam tutti uguali, tutti ladri. (e non ho resistito: ma parla per te, oh tu! ladro di etichette autoadesive dalla Valle per scopi personali quali nominare i citofoni della palazzina).

giovedì 18 novembre 2010

La tessera sanitaria mi scadeva. Io non lo sapevo, lei sì.

Oggi era una giornata di merda. Mi si scusi la parola "giornata".
Già da settimane si sapeva sarebbe stata una giornata di merda. Mi si riscusi.
Certo, non si poteva prevedere avrebbe piovuto a dirotto.
Tantomeno che Misery sarebbe stata in astinenza alcoolica e avrebbe farneticato tutto il giorno (esatto, neanche ci si sarebbe sognati che avrebbe lavorato fino alle 16 e non le 12,30).
O che il programma informatico avrebbe singhiozzato fra il movimento lento e lo stallo totale fino al definitivo crash alle 14.
La prescienza è scaturita dal dato di fatto noto da un paio di settimane che il boss oggi, in accordo con una delle sue compagne di merenda, aveva intenzione di convocare millemila tizi per una transazione. Di questi millemila tizi uno non ne voleva sapere.
Ed ecco, oggi, alle 15 si prevedeva lo stazionare in Valle di svariati bipedi rumoreggianti imprecanti sudaticci, un boss in preda alle paturnie per tener buoni i clienti e le compagne mentre imprecava sul nostro capo per la nostra ovvia inettitudine.
Abbiamo fallito nella previsione su un solo dettaglio. L'ora. Il sacramentamento è iniziato alle 14.
Er Mutanda, a furia di predicare a destra e manca, non aveva stampato la pratica di sua competenza.
Computer morti, stampanti defunte, il boss che ulula cretino e chi capita a tiro?
Io.
- Charlie, cerca una pratica uguale a questa copri tutti i dati diversi e fotocopiala e portamela. S.u.b.i.t.o.
- Sì, ok, vad...
- Però fatti sta fotocopia dei dati e appiccicali poi sulla tua fotocopia.
- ...ok, vad...
- (stavolta non siamo nè io nè lei ma il cliente, chè i clienti farsi i pifferi loro mai) Ma, guardi, è semplice, prenda quell'atto che abbiamo fatto nel 2003, l'è istess.
- Sì, volo.
Corro nella cella, cerco la pratica, è in cantina, mi precipito in cantina, trovo la pratica, silenzio, non è affatto uguale a quella da fare.
Torno di corsa su, Er Mutanda ride eheh ('zo ti ridi?), avviso il boss, ricorro nella cella per fotocopiare non so bene cosa, mi citofona il boss che vuole l'altra fotocopia, quella da appiccicare, rigaloppo schiantandomi contro Er Mutanda che nel mentre aveva stampato la pratica.
Odio puro.
Poi, comunque, dopo, quell'uno su millemila non si è presentato. Gli altri novecentonovantanovemila e i loro novecentonovantanovemila ombrelli sgocciolanti sì.

mercoledì 17 novembre 2010

Ode alle forme.

Elle mi stanno tradendo, tutte, una alla volta.
Senza pietà, senza tentennamenti, senza rimpianti.
Elle non hanno sentimento alcuno, non mostrano misericordia alcuna per me, la mia condizione, la mia sofferenza.
Non hanno alcun riguardo della situazione in cui verso.
Fa sempre più freddo, piove un giorno sì e l'altro pure, in Valle andiamo verso la Strage finale, l'Uomo delle Farfalle se ne vuol andare via via (vieni via con me), appena sfioro una qualsiasi schifezza commestibile atroci bubboni mi esplodono in ogni dove, e loro? Loro che fanno?
Non si scocciano, non si stufano, non si stancano.
No, elle si rompono!
A sottolinear, con garbo, la struggente nostalgia che mi attanaglia rimembrando grana, taleggio, provola, gorgonzola.
Unghie beffarde.

martedì 16 novembre 2010

Ogni nome ha un suo perchè.

Che qui mica farnetico a vanvera. No, io farnetico con logica disamina dei fatti.
Se io chiamo Codaliscia Codaliscia è proprio perchè egli è untuoso, leccoso, paraculo come solo un micio affamato ti si insinua con la coda avviluppante alle gambe (N.d.C.: in realtà uno zampino ce lo mise pure la Rowlings con il vil secondo di Voldemort).
Se io chiamo  Er Mutanda Er Mutanda è proprio perchè le mutande ti cascano tanto è prolisso didascalico noioso oltremodo ed assolutamente inconsistente, rimani proprio in mutande dopo avergli fatto una domanda. Mezz'ora di filippica e zero risposte.
Se io chiamo Misery Misery è proprio perchè Stephen, all'epoca, deve essere passato dalle lande briantee, e folgorato è svolazzato nel Maine matematicamente certo di far soldi a palate. Costei ha altalenanti cambi d'umore agghiaccianti, dal sorriso della più amabile nonna ACE allo sguardo più truce della sua omonima.
Se io chiamo LaToya LaToya è proprio perchè assomiglia alla sorella di Mic...No, sto mentendo. Ho evitato di affibbiarle un nomignolo troppo esplicito ma ho trovato una certa qual assonanza per far intuire le sue qualità.
Qualità che si stan disvelando in Valle in questi giorni.
Un cliente le piace. Lo punta, lo fissa, si umetta le labbra con guizzante linguetta ed occhi malandrino, gli si avvicina, lo saluta con voce modulatamente bassa, gli si avvicina tanto da poggiarsi spalla spalla, braccio braccio fianco fianco. 
Scambio di cellulare?  Mannò cheddici! Siamo entrambi impegnati, ci siam scambiati solo l'email. Ahhh. 
Il giorno dopo sono usciti insieme, a bere un caffè, dice, in un paese lontano chilometri dalla Valle. Ma solo un caffè, dice. 
Nel pomeriggio, la disinibita fanciulla, che fra le sue doti non deve avere l'arguzia, ci mostra un sms del tizio. *Ho ancora il tuo odore addosso.*

lunedì 15 novembre 2010

E la loffia passò.

E tu dici, ma dove miseriaccia sei finita?
Macchè, sempre qui sto, è che novembre mi attacca una scuffia, uno scazzo, una dueppalleqquadre, che voglia di far la qualunque pari allo zero.
E tu dici, 'mbè e stasera passato tutto? No, perchè novembre è solo a metà strada.
Ellosso, ma tu mi insegni che la noia e l'ozio si nutron gozzovigliando di se stessi, e oggi cos'è? Lunedì. E di prassi il lunedì si comincia il tran tran lavorativo.
E tu dici, ah ecco. Tutto ha una sua logica.
Bah, la mia probabilmente l'ho inventata al momento. Che poi non è che ho bisogno della giustificazione per non fare una beata mazza nel weekend, arrivata ai quarantun'anni suonati.
E comunque sia, dover trotterellare in Valle mi ha sicuramente stanato dalla tana felposa in cui mi ero abbioccata. Senza nulla togliere al fatto che, una volta arrivata in Valle, l'aver disperatamente poco da disbrigare non ha aiutato la ripresa del brio. 
Per non parlar del grigio battente e della pioggia imperante.
E che dire poi del server caduto? No, non è caduto caduto, è caduto nel senso che non funzionava.
Una congiunzione di Giornata Infausta Proprio.
Ma. Cè sempre un ma.
Fortuna volle che ci fosse l'informatica che doveva informarci sul futuro sistema informatico di cui ci doteremo a partir dal 2011. Mh.
Nel mentre raddrizzava il server, ci narrava dell'aver scoperto che è nata in un giorno che i Maya nel lor calendario definivano maGico. Ecco. Quello è stato il momento di svolta della palude umorale in cui noi si versava.
Di lì in poi è stato una fucina continua di idee su come scoprire se i nostri giorni di nascita son giorni magici, infilandoci in siti e conti e stampate chilometriche di numeri e simboli e date presenti passate e future, countdown alla rovescia infiniti.
E non abbiam neanche capito nulla.
E credo che qualche divinità possa pure non aver gradito un certo vago nostro facile sarcasmo.

sabato 13 novembre 2010

Edizione straordinaria

Incredibile!
Ogni tanto si insinua in me una eccezionale anomalia comportamentale, che nella mia normalità sarebbe comunque fuor dalla norma.
Traduzione: un insopprimibile desiderio di fare shopping si è impadronito della mia personcina.
Stamane acquistai ben due paia due! di scarpe. Una da combattimento, quelle innocue per sgniksgnakare fra pozzanghere ed ufficio. Una da sera, quelle nere e oro che van bene con tutto brave loro!
Pomeriggio, sempre convinta, ho scialacquato allegramente.
Una crema scrub - scràb - per il corpo all'olio d'oliva. E la commessa, alla cassa, mi ha chiesto se volevo acquistare un bagnoschiuma adatto. No, sennò arrivavo alla cassa anche con quello.
Una maglia a collo alto verde fra l'acido ed il ramarro. E la commessa, alla cassa, mi ha chiesto se volevo acquistare una borsa di tela carinissima. No, sennò arrivavo alla cassa anche con quella.
Un mascara nero waterproof - uòterprùf - con pennellino curvo. E indovina? la commessa, alla cassa, mi ha chiesto se volevo la lozione detergente apposita per occhi e labbra. No, sennò arrivavo alla cassa anche con quella (il mascara si mette anche sulle labbra?).
Son tornata a casa appagata, scomparsa dal corpicino l'insana necessità di dilapidare l'indilapidabile, ma con un tarlo.
Codeste commesse son costrette da contratto a chiedere a chicchessia se vuol acquistar altro, magari causa crisi imperante, o la mia faccia fra il titubante e l'esaltato le spingeva alla domanda provocatoria?

venerdì 12 novembre 2010

La stagione dell'amore viene e va.

Una madre con figlio pasqualotto entrano al bar. Pasqualotto si dice ovunque? Insomma, quei più che maggiorenni con quell'aria un pò impacciato-addormentata.
Si siedono giusto al tavolo a fianco a dove siam io e Struzzina.
Io: Ma come lo guardi?!
Lei: Quelli così stimolano una mia immediata voglia di riempirlo di legnate. Ma di brutto.
Io: Sei proprio nazista dentro.
Lei: Oh.
E mi diventa tutta rossa, e abbassa lo sguardo, e mi prende la mano, e mi sussurra che lui glielo diceva sempre.
Ah, ecco. Tutto torna.
Perchè lei è in amore, anzi, peggio. E' in amore disperatamente.
Perchè a volte accadono immondi casini imprevisti, per colpa dei quali bisogna saper aspettare.
Bella roba.
Aspettare, per chi istintivamente menerebbe un titulòt (N.d.C.: stesso significato di pasqualotto), non è impresa da poco.
Essere amica di una latente assassina latente di giovinotti innocui aspettante è un'impresa immane.
Bisogna essere dotati di quantitativi disumani di pazienza.
Essere pronti ad ascoltar gli sviluppi, le paure, le congetture, le conclusioni, ripetuti ogni giorno con ossessione maniacale.
Essere pronti a ribattere, con isterismo crescente, che deve saper attendere vaccarana!
Essere pronti a rispondere alle domande sempre uguali in modo cristallino, rivivendo lo stesso dialogo talmente spesso che si finisce a non ascoltare più neanche le domande, tanto le si conosce a memoria.
Essere pronti ad acconsentire ad ascoltare l'oroscopo giornaliero di paolofox pur di farla star buona. Naturalmente l'oroscopo di lei e pure quello di lui.

giovedì 11 novembre 2010

Memento mori. Quando il Nebiùn cala come mannaia a metà pomeriggio.

Noi si cianciava, Kermit, Krukken ed io, della vecchiaia del boss, del fatto che perda colpi, del fatto che alle volte paia completamente rinco.
Ti chiama come se tu fossi Linguetta? E passi.
Ti invita a sbiancar il gesso del braccio rotto col bianchetto? E ok.
Ti impone in catena di montaggio per fascicolare le poesie haiku del suo club di divertimento nonchè l'album delle fotografie dei suoi viaggi di gaudio? E pazienza.
Ti chiede di far fotocopie delle planimetrie della cappelletta che sta facendo edificare in nome di San Rocco? Evvabbè.
Però quando ti urla dietro di predisporre SUBITO! quella pratica là, tu vai a chiederle una precisazione due minuti dopo e ti ribalta che non c'è AFFATTO FRETTA! beh, iniziano a suonarti campanelli d'allarme. (naturalmente non si ribatte mai, al boss in queste condizioni bisogna dire sìssìssì e retrocedere chini e mesti).
Dopo cinque minuti chiede a Kermit, che lavora in codesto luogo da ben sei anni, di quale regione è che non le viene mai in mente. Eccerto, c'è solo andata in vacanza due settimane fà.
Sicchè, noi si cianciava del fatto che prima o poi le piglierà un coccolone.
Krukken, sempre molto precisa e cruenta nelle sue previsioni, precisa che avverrà nottetempo. Stecchito il boss dormiente.
Ed io ho figurato la mia persona mezzaddormentata che vien svegliata da Misery che fra singulti lagrimosi intima di correre in Valle e tapparsi dentro per sistemare tutte le pratiche irrisolte, dimodochè il nome del boss riposi immacolato et in pace.
Le due K mi dicono che non corron rischi, tenendo entrambe il cellulare spento.
Prima guardo l'una, poi l'altra, riflettendo.
Da stanotte, pure io.

mercoledì 10 novembre 2010

Olivia e i suoi due mariti

Olivia si è sposata.
Olivia è la figlia del boss.
Lunga lunga secca secca sobria di carattere e parca di parole.
Olivia si è risposata.
Il primo marito era una manciata d'anni più vecchio, bello come solo un paracadutista strafigo e straricco sa essere bello, sobrio di carattere e parco di parole.
Lo conobbe nell'imparare l'arte di volare. E se ne innamorò follemente. E lui la ricambiò incredibilmente.
Dieci anni felici di fidanzamento felice. 
* Voglio poter stare, la sera, in pantofole stravaccato con te sul divano a guardar la tivù, per tutta la vita.
- Sì vabbè, ogni tanto usciamo chessò a cena, teatro, cinema, sagra della porchetta?
* Voglio poter incanutire insieme a te.
- Sì, però, ascolta, io magari mi tingerò i capelli.
* Sposiamoci su un battello con tutti gli amici, in un assolato luglio fra zanzare e sudore.
- Sì, ok, se non affondiamo prima delle promesse.
E convolarono.
Durante il viaggio di nozze, fra dune africane in un tour rally - non ho idea di cosa sia e se così possa essere nominato, ma insomma una cosa del genere - Olivia incontra Tenerone, bello come solo un ingegnere informatico può esser bello, anch'egli a sgommare nella sabbia, con la fidanzata storica.
Elli si innamorano fulmineamente perdutamente fottutamente drammaticamente.
** Uau. Sei la donna che ho sempre cercato.
- Sì, ok, torno a casa e mollo quello là.
Olivia, lunga lunga secca secca e di poche parole, è tornata a casa, ha appoggiato le valigie, ha guardato il belloccio e
- Ascolta io non ti amo più, amo un altro, me ne vado.
* Ma io ti voglio accanto al mio capezzale quando sarò vecchio e morente.
- Io invece no.
* Ma il boss sta agghindando un'ala della magione tutta per noi e i nostri sette pargoli futuri.
- Stacci pure tu, da solo o in compagnia. Addio.
Ha ripreso le sue valigie e s'è trasferita tranquilla dall'altra parte della provincia a convivere col Tenerone.
Passano spiccioli di mesi.
** Sono felice.
- Anche io.
** Facciamo un figlio?
- Ok.
Una figlia e altre spicciolate di mesi.
- Sono felice.
** Anche io.
- Facciamo un altro figlio?
** Dai.
Un figlio e sei anni dopo han deciso di suggellare il Grande Amore con un matrimonio civile.
Senza dirlo a nessuno, se non ai genitori.
Poi, stupiti dalla mancanza di auguri da parte di chicchessia, han convenuto che forse era il caso di rendere partecipi almeno i colleghi e i più stretti amici.
Sicchè due giorni prima della cerimonia anche in Valle è giunta la notizia.
- Vi comunico che io e Tenerone ci sposiamo.
*** (tutte in coro) oh che bello congratulaz
- Non mi interessa molto, in realtà. Lui me l'ha chiesto, io ho risposto masseifuori? Lui c'è rimasto male. Io ho capito che non era fuori ma dentro al cuore e ho detto sì.
*** (tutte in coro) oh ma quando dove?
- Dove abitiamo, sabato, ci saranno i nostri genitori, i nostri figli, i nostri testimoni.
*** (tutte in coro) ---
Ora.
Nessuno della Valle ha accennato uno straccio di discorso sull'eventuale regalo da farsi.
Ora.
Misery ha recato in dono una pianta grassa. Bradipo ha fatto un presente (porcaloca, non so ancora cosa). Io e Kermit abbiam deciso di prender loro uno di quei pacchetti weekend cultural gastronomici.
Il boss oggi ha sottolineato a Misery come sarebbe bello se al ritorno Olivia trovasse almeno un mazzo di fiori.
Il boss non sa cosa significhi raccoglier soldi fra quei moncherini di dipendenti che si ritrova.

martedì 9 novembre 2010

Nel bisogno, ci si aiuta.

In questi giorni il boss ha ribadito più e più volte in più e più modi che non c'è più trippa per gatti. Ghe minga daneè, come si suol dire in codeste lande.
Sicchè anche i più duri di comprendonio, fra i valligiani, han alzato bradipamente il loro capino e con boccuccia atteggiata a grossa O han iniziato ad agitarsi. Che per dei bradipi è un'impresa non indifferente, intuisco.
La loro contromossa è stata prendere ispirazione dall'UomoSfruttatoreDiQualsiasiOccasione.
Lui. Codaliscia. Il quale, non solo impone al boss di non offrirci pranzi per non sprecar soldi (da devolversi, a lui, se proprio). Adesso si offre pure per far lavori che son affidati a collaboratori esterni, di certo non a buon mercato (ma non si preoccupi boss, io le costerò solo la benzina, il pedaggio, il pranzo, il disturbo, il sudore, lo zerbino).
Linguetta (che bello poter tornare ad affibbiarle il proprio nomignolo) ha preso appunti dal Grand'Uomo e, appresa la lezione a modo suo, si offre a chicchessia per far la qualunque cosa.
Alla sottoscritta ha chiesto se poteva aiutarmi a piegar lenzuoli planivolumetrici nella modica quantità di 7*22 (non voglio saper il risultato, grazie). Ho accettato, attendendo che mi riportasse le suddette copie e gli originali delle medesime, il tutto consegnatole il 29 ottobre.
Oggi pomeriggio, mentre io ero affaccendata ad insultar, ricambiata, il boss (col quale oggi c'era un misunderstanding - misanderstendin - ad orario continuato), ella, silenziosa come una faina ha depositato sulla mia scrivania un rotolo immenso di planimetrie.
Son tornata, ho notato il malloppo, ho notato che mancavano gli originali, ho citofonato, ho saputo che era già andata a casa, ho saputo che non è andata lei a portarle/ritirarle, ho abbassato la cornetta, ho già piegato tutto.

lunedì 8 novembre 2010

E domani è solo martedì.

Ok, non siam viste di buon occhio.
La concezione generale e generica del nostro lavoro è raffigurata da una donnetta sciatta, sempliciotta, accecata e agghindata col grembiule blu o nero, di carattere scorbutico e bisbetico, di indole antiqua, irrancidita e civettuola come solo una zitella disperata sa essere.
Ora, che nel mucchio ce ne sian di tal fatta, non dubito. Che qualche reperto preistorico di simil aspetto resista, ne ho la prova vivente tutti i giorni, anche se senza grembiule, ma con zoccoli ortopedici sì. (precisiamo, non vanno in giro gnude, eh, son vestite con le loro magliettine di cachemire a girocollo color beige e i pantaloni coll'elastico di fustagno bordò).
Ma.
Non sono una matusa rincoglionita rimbambita e troglodita.
Ogni tanto mi scappa di reagire a qualche cliente avvinghiato al suo clichè. Poi non lo faccio, non essendo scorbutica o bisbetica, io.
Ma.
Quando nel mezzo di un lunedì pomeriggio una cliente ti telefona chiedendoti un preventivo e tu le chiedi cortesemente l'email e lei ti risponde: simpatia-anderscor-assoluta@quelchelè.it precisandoti tutta maestrina che underscore è la lineetta sotto...abbella ma che t'ho chiesto qualcosa? (no, non l'ho detto, l'ho pensato. Che poi è questione di correttezza, non sta a te insegnarmi come scrivere una parola che tu presumi io non conosca, eventualmente te lo chiedo io).
Quando dopo cinque minuti nello stesso mezzo pomeriggio dello stesso lunedì ti telefona un cliente chiedendoti il medesimo preventivo (e già senti che ti stian prendendo bellamente per le pantofole) e tu gli chiedi gentilmente l'email e lui ti risponde: furbiziamagistrale@hotmail.com, precisandoti che hotmail si scrive con l'acca davanti...haccoso ma chevvoi? (e non ho detto nulla, ma ho rincarato di centoeuri il preventivo).

domenica 7 novembre 2010

Un paesino molto ma molto pittoresco.

Il mio paese festeggia la sua festa del paese, eh, la prima domenica di novembre.
Periodo appropriato per festeggiare, si sa.
Sia mai che si faccia qualcosa di carino, chessò la banda che suona per le vie del paese, bimbetti che fanno qualche giuoco in piazza, gli omaccioni che fanno il tiro alla fune. No, mai.
Si prodigano, i commercianti della via, chè di via principale una ce n'è, a rimaner aperti la domenica di festa. Capirai. Niente sconti, sia chiaro, semplicemente aperti per vendere come tutti gli altri giorni della settimana.
Quest'anno, però, una novità Ha turbato i concittadini, il sabato della vigilia.
Proprio di fronte alla biblioteca civica, han tirato su tre recinti con quelle robe delle impalcature, sai i tubi quelli arrugginiti, ecco. Li han fissati ai tre stitici alberelli del viale, senza nessuna indicazione, senza un fiato trapelato sulla faccenda.
E oggi la scoperta, nel diluvio nel vento nel grigiotopo che impregnava ogni anfratto.
Eran tre recinti che han contenuto tre mucche ciascuno. Nove mucche pronte per il mattatoio, come non mancava di sottolineare il macellaio del paese.
Che poi uno si domanda se il matto è lui o tutti gli altri.

L'albume, questo traditore.

C'è da chiederselo.
L'impegno pratico, l'azione manuale, l'intafugnarsi nel manovalare, tutto a riprova di quel che si filosofeggia con tronfia sicumera.
Tu proclami che serve l'impegno?
Tu t'infervori sull'organizzazione in ogni minimo dettaglio?
Tu sottolinei che non basta l'impegno, ci vuole anche l'entusiasmo?
Tu enfatizzi l'umiltà di saper seguire i consigli della saggia esperienza altrui?
Io l'impegno l'ho attivato, puntando addirittura la sveglia di domenica mattina alle 8.
Io mi son organizzata ben benino, tutto l'occorrente ricontrollato tre volte, tutto posto in bell'ordine.
Io son pure balzata dal letto sorridente canticchiante pimpante e col chiodo fisso.
Io ho ascoltato, letto, memorizzato, malfidato della mia memoria, stampato quel che avevo memorizzato.
C'è da chiederselo.
Perchè l'impasto di pasta frolla non si è appallottolato rassodatamente sul tavolo di cucina, ma si è spalmato su ogni centimetroquadrato della tovaglia plastificata?

venerdì 5 novembre 2010

Sai cosa ti dico?

Ci son comportamenti che son sì conseguenza del nostro carattere, della nostra educazione, della nostra personalità,  ma anche dell'ambiente in cui si cresce ed in cui ci si barcamena, una volta cresciuti (ammesso che uno cresca).
Io, per dirne uno, per quanto educata, socievole, demenziale, quando saluto gente che conosco, che vedo tutti i giorni, che incrocio, lo faccio alla brianzola: si incrocia lo sguardo del salutabile, si accenna un vaghissimo sorriso (se si è dell'umore giusto), si alza il capo con un movimento che parte dal mento e fluisce lentamente verso la fronte, la quale si inclina dolcemente e leggermente verso il salutabile. Il quale salutabile contemporaneamente si tramuta in salutante, salutandoci in pari modo.
Tutto ciò è incomprensibile, inconcepibile, inimitabile da amica Kermit. La quale, calabresella doc, trasferitasi in questa trista landa anni fà, saluta con alzata di mano sventolante, sorrisone amabile e, per sottolineare bene la cosa, un CIAO! formato super che solitamente spaventa mortalmente gli indigeni lumbàrd.
Essendo amiche, essendo sfottenti vicendevolmente con sommo gaudio, essendo bastarde dentro e pure sonoramente, ci si motteggia sui propri limiti e difetti.
E avendo avuto la riprova esemplare, che non è poi così difficile salutare con moderazione, avendo salutato a modo mio un negoziante ed egli risalutatami, ella si è gasata immediatamente nel volermi dimostrare di potercela fare.
Orbene, si è concentrata, si è immedesimata, si è focalizzata.
Quattro passi e ci ritroviamo davanti all'agenzia viaggi, alla cui scrivania dirimpetto all'entrata c'è la titolare.
Kermit la guarda, l'altra aggancia lo sguardo, Kermit, sento, che respira profondamente, alza il mento, tira indietro la testa.
Ed intanto io penso "Oh tè che storia! Ce l'ha fat..." -
"...ciao..."
Con capino reclinato indietro, girato verso la tipa, tutta tesa, non ce l'ha fatta mica, in un sussurro disperato, ha dovuto dirlo.

giovedì 4 novembre 2010

Il ritorno di Codalix

Il boss ha accettato l'offerta di un cliente di portar tutta la truppa valligiana a mangiar la cassoela (vabbè non si scrive così e ancor meno si pronuncia come si legge, ma l'inserto audio non son capace e manco so se si possa, e comunque telefonate ad un qualsiasi amico brianzolo che ve la declama perfettamente).
Dicevo, il boss ha incaricato Misery di decidere giorno ora presenti assenti e tutto il baraccone.
Misery ha sbuffato, sbatacchiato biro, smanacciato cornette telefoniche, violentato il mouse, in quanto oberata di lavoro e cosciente che altri personaggi son alla nullafacenza tale da passar le giornate a tirar righe su biglietti da visita.
Codaliscia, lo faccia fare a Codaliscia, ribattè al boss alla prima occasione.
Il boss incassò e sparì.
Non si vide più nè lui nè Codaliscia, per ben due giorni filati. Cose belle dal mondo.
Oggi ho ricevuto udienza dell'essere untuoso, che farneticava su un kit di seno in silicone da applicare sulla moto per poi farci le cosacce. Ho tralasciato di indagare per paura, confusione, nausea.
Sia come sia, ho stranamente avuto prontezza di riflessi tale da impedire alla simpatica figura di continuare nel dettaglio l'acquisto, chiedendogli del pranzo tanto sospirato.
Egli mi ha guardato tutto compreso nel ruolo di Impiegato Modello, si è chinato verso di me complottante (incrementando la confusione, la paura e, soprattutto, la nausea) e mi ha sussurrato: "Sai, Charlie, ho dovuto dire al boss che non può offrirci un pranzo, che non è il caso, che con la crisi immane in cui versiamo non può sprecare soldi così."
Ora, a prescindere che uno può spendere i propri soldi, avendone, come crede, passando poi al fatto che il sottolineare l'offerta generosa che non è stata mai espressa - pranzare insieme non necessariamente implica che il boss debba pagar per tutti - finendo che la tua melliflua presa di posizione è dovuta al tuo totale disprezzo per la cassoela.
Detto ciò, il boss gli replica che per duecento euro non andrà di certo in fallimento, e lui ribatte: "eh duecento oggi, duecento domani, poi chissà...piuttosto li dia a me."

mercoledì 3 novembre 2010

Il tartufo agì senza costrutto.

La CharlieCar, come la sua proprietaria attuale, detesta le stagioni fredde.
Mi si incupisce, mi si immusonisce, sbuffa, singulta, frigna.
In pratica, non si vede una beata mazza dal parabrezza e dal lunotto.
Sono appannati sempre, costantemente, tenacemente, bastardamente.
Ne ho provate di ogni, dal direzionare l'aria calda fredda tiepida (col risultato di sudare copiosamente o di tremare cianotica), dall'abbassare i finestrini (rattrapprendomisi le manine sul volante), dal usare un panno (lasciando fetide goccioline di condensa che decidono di scivolare nei momenti meno opportuni).
Lo so, comprarne una nuova, lo so. Ma a) chi glielo dice alla CharlieCar? b) chi glielo dice al mio conto in banca?
Sicchè la strategia è alzarsi cinque minuti prima (per ora, quando arriverà il freddo freddo, anche dieci, che col piccone dovrò toglier il ghiaccio), sedersi in macchina, bocchettoni posizionati a manetta e attendere che si dipani l'appannamento.
Stamane la strategia ha avuto il suo entusiasmante esordio.
La sottoscritta, carica di borsa, sacchetta della pappa, panno (bisogna sempre avere un piano di riserva), è arrivata alla macchinina, ha cercato a tentoni nella borsa le chiavi e non le ha trovate nella tasca adusa. Ha tasteggiato nell'altra tasca, quella con le chiavi di casa, dove appunto stavano le chiavi di casa e nulla più. Ha appoggiato il panno sulla macchina, la sacchetta della pappa sul marciapiede (ci si domanderà perche' non sul cofano e anch'io, ora, me lo domando), ha aperto ben bene la borsa, ma niente. Non c'erano le chiavi. Ha alzato gli occhi al cielo, sia in prece sia in scandaglio neuronale sia in sacramenti sia riflessione. Ha, con la coda dell'occhio notato un pastore tedesco che bello bello libero libero si è allontanato dal padrone avvicinandosi (aiut! signor padrone lo richiami aiut!) alla sacchetta (fiù) e snasandoci dentro speranzoso (eccaromio, sono a dieta, non c'è trippa per gatti cani o umani, solo pasta con olio ed erba cipollina, tiè).
Ma lo spavento è stato tale che ha dato uno scossone alla memoria. In tasca, ecco dove le ho riposte ieri sera! In tasca, avendo da portar in casa, sacchetta della pappa vuota, ombrello (chè pioveva), sacco della spesa fruttaiola.

martedì 2 novembre 2010

L'ornitologia, questa sconosciuta.

Tu lo sapevi che due diamantessine mandarine potevano far le uova?
Già, forse manco sai cosa sono le diamantesse mandarine. Giustamente, peraltro.
E manco io lo sapevo, prima di prender la prima coppia, in sostituzione di due cocoriti maschi che si odiavano profondamente. E mia madre odiava profondamente entrambi.
Son pennute comunque, no, mia madre no, solo le diamantessine.
Bianca e Nerina. Elle si amano, nonostante si siano conosciute all'improvviso qui, in casa nostra, dove Bianca nacque e venne rifiutata dai genitori alati. Genitori alati puniti con il solito baratto mammifero, fuori loro dentro Nerina, rifilataci ancor implume come diamante mandarino maschio.
Tutto ciò, per dire che le due si son subito piaciute, si son subito amate, si son subito bisticciate, si son subito ricoccolate.
E fanno le uova, uova che non maturano, cioè non arrivano al sodo, cioè non nasce un diamantinino. Oddio, non ancora.
Non so quale delle due le deponga, sono onesta. Ma una delle due sicuramente.
Non so neanche se è una cosa normale, se le fanno anche stando da sole, se invece una delle due non è diamantessina ma diamantino.
Fatto sta che veder ste ovette spiaccicate in ogni dove era deprimente.
Sicchè abbiam posizionato il nido.
Elle, in preda all'eccitazione, ne han sfornate quattro e si dan il turno per covarle, tutte tubanti.
Ok, poi ti aggiornerò sulla gestazione, ma se tu conoscessi gli Angela dovresti chieder loro se tutto ciò è normale. E dir loro che la natura, però, che meraviglia. Ste pisquanelle nate in cattività, che san d'istinto che le ova van covate, è una cosa che mi riempie di stupore.

lunedì 1 novembre 2010

Hai presente Ivan?

L'unica nota positiva della giornata è che se fossi andata a passar il weekend in qualche bella città mi sarebbero svalvolate notevolmente.
Ed invece la pioggia battente da spalla, ho indugiato nell'ozio più grasso.
Avrei voluto sistemare in bell'ordine le varie missive bancarie (ancora accuratamente sigillate nelle loro buste di spedizione).
Avrei voluto tirar giù dai ripiani alti i maglioni belli spessi (per far la conta di quanti mi tocca buttare e sottopormi indi al supplizio di una ricerca maniacodepressiva in centri commerciali zeppi di negozi che vendon indumenti che disconosco) .
Avrei voluto accompagnare mammina nel tour cimiteriale (ma ella medesima in primis si è rifiutata: diamine, i fiori mi si rovinerebbero tutti!)
Avrei voluto, e non ho fatto nulla di tutto ciò.
Però penso, che bello! essere all'asciutto e non zuppa fradicia.
Ecco, quasi quasi, non faccio neanche la doccia.