venerdì 30 dicembre 2011

Duemilaundici, senza rancore eh, menomale che domani levi le tende. Fastidiose e pesanti.

Ma domani sera come festeggi?
Kermit: ah, io berrò fino ad addormentarmi sul divano. A mezzanotte mi sveglierò berrò e poi tornerò a dormire.
Codalix: starò a casa che ho mal di schiena.
LaToya: ho litigato con chi ho intorno così potrò starmene a casa col mio cagnolino e una scatoletta di tonno.
L'UomoDelleFarfalle: ma cosa vuoi che faccia? Con l'umore di mmmerda che mi ritrovo non sono una bella compagnia.
Il boss: ah, fino a ieri piangevo per la possibile dipartita del coniuge. Piangerò perchè non è ancora dipartito. 
Smutandata: coff coff, è credibile la tosse? Perchè fingerò di essere estremamente raffreddata.
Misery: preparerò le nuove bamboline vudù per l'anno nuovo, che è pure bisesto e bisogna premunirsi.
E io sta gente me la ritrovo, tutta tutta, lunedì. 
Kermit, amica, passa un calice.

giovedì 29 dicembre 2011

Ma quanti muscoli ha robertobolle?

Kermit mi sfotte sempre per la postura dei piedini quando son in relax.
Eggià, quando son in relax, posiziono i piedini come la miglior CarlaFracci d'annata.
La cosa, ammetto, è esilarante. Ma, oltremodo, assolutamente spontanea.
I piedini mi si atteggiano in tal modo da se medesimi, senza alcuno sforzo o fatica da parte mia.
Naturalmente quando vien notata la cosa la accentuo esibendomi in ardite movenze classicheggianti, con effetti comici di pregevole fattura.
Oggi, per esempio.
Entro nella Cella d'Accoglienza, dove, solitamente, ad accogliere i malcap clienti c'è, per l'appunto, Kermit.
Spazio con gli occhietti, nessuno all'orizzonte.
Mi posiziono alla sua postazione e guardo l'agenda degli appuntamenti del boss.
Alle mie spalle, sento girar la chiave della toilette.
Intuendo che dentro vi fosse Kermit, lesta, elevo all'indietro il piedino destro svirgolando nell'aere con leggiadria ed eleganza impossibili.
Silenzio.
Poggio la punta del piede a terra, producendomi indi in una piroetta su me stessa, castrandomi subitanea alla visione di un figuro che mal trattiene un sorriso e riesce addirittura a salutarmi
Riesco addirittura a ricambiare nonchè ad accompagnarlo dove son stati relegati i suoi soci.
A scovar, quindi, Kermit, che, una volta raccontatale la vicenda, mi sfotte doppiamente.

mercoledì 28 dicembre 2011

Oggi niente lacrime, solo bagigi (ci scambiaron per scimmiette o elefanti?)

Avevo questa amica. 
D'accordo, gli inizi non eran stati dei migliori: 
Lei: Scusa, potresti dirmi dove si trova l'erogatrice del caffè?
Io: Dillà. 
Pian pianino, invece, le cose han carburato.
Per carità, la notte (lei), l'eleganza (lei) la pagliacceria (io), la cerimoniosità (lei) lo scanzonamento (io),  il giorno (io) la notte (lei).
Due caratteri diversi, ma compatibili, ad alcune angolazioni, sforzando gli occhietti stortando il capino e fissando ben ben l'orizzonte, potevamo pure avere la stessa visione del mondo.
Poi, è sparita. Niente risposte al telefono, niente risposta agli sms. Niente.
E io a pensar che avrà cambiato cellulare, avrà deciso di cambiar vita, si sarà maritata, sarà morta soffocata da un sofficino. 
No. A luglio, gli auguri me li fece. Ad agosto, io li feci io a lei e non rispose.
Caso volle che proprio in quei giorni ero in Trentino ed incontrai - tuppensa! - una comune amica. Pure lei incredula dell'assoluta mancanza di educazione (perlomeno) e ci siam perse mezza mattinata a pensar a cosa diamine poteva essere successo (o cosa potessimo mai averle fatto).
Decidendoci infine a tempestarla di telefonate e sms.
Risultato: silenzio assoluto.
Passano quattro mesi. E nel pomeriggio sonnacchioso natalizio bibip! "Spero di non essere in ritardo per gli auguri di Natale". E stica! 
Le rispondo entusiasta, che i suoi auguri sono fra i più graditi, dai che organizziamo una serata a ciciarare. 
Seee, pure io. Zero replica. Tentativo di telefonata (mio) andato a vuoto. Ok. 
Ma stamane un flash.
Le sue nipoti avevano nomi strambi ed inglesi. Adela e...e...e....
Porcaloca, almeno a questo sms mi si deve rispondere!

martedì 27 dicembre 2011

I tre giorni dell'horror.

E io che mi pensavo che ormai quest'anno terrificante fosse arrivato alla sua benedetta conclusione.
E io che mi pensavo quattro giorni e bon! si gira pagina, anzi, si cambia proprio calendario, e via! si riparte, con l'incosciente entusiasmo degli illusi.
E io che mi pensavo? 
Non pensavo. Appunto.
Poi son arrivata in Valle.
E Misery m'ha accolto con propositi omicidi verso la cognata, scoppiando poi in lacrime.
E il boss, invece, è arrivato direttamente in lacrime.

lunedì 26 dicembre 2011

La quiete prima della tempesta

Emmenomale che nel marasma parentale non ci sono infanti.
Certo, i vari parenti iniziano ad aver tutti quei settant'anni di media tali da dover portar paraorecchi per non ritrovarsi coi timpani perforati. E fra un cioccolatino, una crema pasticcera, un quattro o cinque bicchieri di spumante, devi dipanar bisticciamenti dovuti a qui pro quo da tartagliamento di dentiera, miopie conclamate, rincojonimento da digestione leeenta.
Il momento devastante è stato capacitarsi che gli adulti siamo noi nipoti, ora.
Noi che, trent'anni fà, pestavamo i piedini per giocar a tombola a tutti i costi. 
(e che oggi abbiam tentato di boicottarla ma siam stati assaliti da sputacchianti proteste).
Noi che, trent'anni fà, ci ingolfavamo di cocacole e aranciate pur di non lasciarne lì un goccio.
(e che oggi ci siam eretti una muraglia di bottiglie magnum per proteggerci dai deliri di glicemie ed ipertensioni sparse).
Noi che, trent'anni fà, non avvertivamo stanchezza, gonfiori, acidità di stomaco.
(e che oggi abbiamo il fegato che grida pietà già all'antivigilia e che la mattina ci svegliamo pensando di essere nelle fogne comunali).
P.S. in primo piano, si può notare il mio mezzo di trasporto preferito. Anche se lo preferisco in un colore più sobrio.

domenica 25 dicembre 2011

Natale è...ricevere un sms da tal Ciro (e per quanto la mia memoria si sforzi, ok ok potevo risparmiar la fatica, non ho conoscenza di alcun Ciro che possa avere il mio numero di cellulare) che testuale
"In che cosa consiste la vita materiale se prende il sopravvento?
Solo amando noi riusciamo a comprendere.gli altri."
Natale è...domandarsi chi è Ciro. Come fa ad avere il mio numero. Abbuonar la possibilità che sia stato un errore di invio. Riflettere sulla vita materiale, che per quanto abbietta e gretta e misera possa essere, rimane materiale sia che prenda il sopravvento o meno. Su cosa poi? Sulla vita spirituale? Se uno ce l'ha, la vita spirituale, l'ha comunque. Amando noi si comprenderan gli altri? Forse, comprender la grammatica itailana, invece, è un altro paio di maniche, ne convengo.
(Buon Natale! disse Charlie,
mentre, timorosa,
si allontanava verso la tavola)

sabato 24 dicembre 2011

Uno su sette non voleva il panettone.

La riffa. 
Questo ameno momento in cui si raggiungono bassezze umane inimmaginabili.
Quando per un sacchetto di striminzite lenticchie ci si insulta i parenti fino all'ottava generazione.
Quando, in caso di assenza, si mandano tre fidati testimoni per verificare l'assenza di brogli.
Quando per il cesto di vimini si venderebbe l'ultimogenito al primo zingaro che passa per la strada.
La riffa.
La riffa, in tempo di crisi.
Un solo cesto. E mica per noi, per il boss, il quale mosso a compassione ce l'ha donato.
Una cassa di sei bottiglie di prosecco Valdobbiadene doc. E mica per noi, per BretelleSbrindelle, il quale non tazzatore ce l'ha donata.
Sette loschi e foschi partecipanti. A cui poteva fregà de meno. Tranne un prevedibile  Codalix e un MarmottonDaBozen che non ne avrebbe proprio bisogno ma tant'è. I quali però volevano solo intascare, mica perder tempo a tagliar sette foglietti uguali, scriverci sopra i nomi, ripiegare i sette bigliettini, suddividere in sette parti il bottino senza che ci sian divari eccessivi, procedere al delicatissimo momento in cui si chiede a tutti se voglion essere presenti, se vogliono partecipare verificare modificare (momento in cui tutti rimangono tentennanti - fra la voglia di esserci e l'esigenza di far finta di non aver tempo, mica come te inutile scansafatiche).
Chiaro che, una volta avvenuta la pesca e abbinati nomi ai bottini, tutti abbiano di che lamentarsi. 
Ma la scansafatiche di quest'anno, sì sì sì maledizione sì, ha proceduto implacabile sotto lo sguardo indifferente di Krukken.
Una sola richiesta era stata mossa.
Dallo spudorato degli spudorati morti di fame.
Codalix non voleva il panettone.
E uno pensa che si faccia apposta, e invece.
Tocco di grana padano e panetùn a...Codalix.
E qui, attimo di commozione personale, un briciolo di spirito natalizio albergava ancora in me.
Tanto da procedere, a riffa completata, ad un sommovimento tale da rifilare sto cacchio di panettone a qualcuno.
Indi.
Le lenticchie mie son passate a Marmotton.
I paccheri di Marmotton son passati a Codalix.
Il grana padano di Codalix è passato a Smutandata.
Il formaggino non identificato di Smutandata è passato a Codalix.
Il panettone di Codalix è passato a Linguetta.
Il salame al tartufo di Linguetta è passato a me.
(ma è stato un caso)

giovedì 22 dicembre 2011

Mezzogiorno di mascarpone.

Frattaglie lavorative a parte.
Ora di pranzo, tovaglia natalizia spalmata sulla prima scrivania libera trovata, tre ciotole ricolme di crema di mascarpone, una lissia una variegata caffè una variegata nutella, un panetùn, un pandorìn, un moscato, un'aranciata (di codesto elenco, tre non son state neanche considerate dalla sottoscritta).
Tutta la vallitudine adunata per l'occasione.
Fra una slurpata e una sorsata, il boss occhieggia ed orecchieggia fra i suoi adepti.
* Codalix! certo che sei fortunato, la fidanzata cuoca. 
- Eggià, oh oh! mi porto a casa sempre qualcosa. 
* Eh sì, tu vieni prima dei maiali, gli avanzi prima a te, poi a loro!
(nel mio piccolo, infame, ho riso, ingozzandomi. ma lui, nel suo misero, stelassa, ha riso).
- Popolo! vi porto i saluti e gli auguri di PeloRosa. Non è venuto di persona avendocela con la stanza loro (LaToya e Codalix). 
*Graz-
- Certo pure voi ragazze! prendervela perchè vi zuzzurellava sul fatto di aver la fortuna di aver una fortuna fra le gambe che non sapete usare! Suvvia! 
(eccerto! son complimenti! - e tenuto conto che il boss è donna. E tenuto conto che Codalix è uomo, c'è da rifletterci).

martedì 20 dicembre 2011

Divagazioni da giornate che - no, è una divagazione o no?

E non ci avevo mai pensato. Che vuoi, quando si è gggiovani non ci si pensa.
E insomma, non è che posso far finta di nulla, firulì firulà, ancora per molto.
E bisogna decidersi. Che ogni occhiata è una staffilata conficcata nel fianco, sinistro o destro poco importa.
E comunque c'è pure una seria serie di punti da valutare attentamente.
La premessa è che son mora. O, perlomeno, lo ero.
Sicuramente non bionda. Nè castano campo di grano maturo. Nè caramello ustionante.
Il castano, dal cioccolato al castagna, dal tabacco al mogano, uff, ci son stata tutta la vita topo morente, pure adesso?
Il nero. Il nero, cacchio, il nero mi garberebbe.
Ma i bastardi grigi o bianchi, che siano, saran pure pochi, quelli che tenaci sbeffeggeranno la tinta, ma si noteranno come filini di insalata fra i denti.

domenica 18 dicembre 2011

E fremo in attesa delle previsioni di paolofox

La settimana entrante si preannuncia ricolma di fosche imboscate valligiane.
Il boss ed il suo crescente e devastante malumore che colpirà come meteora impazzita i malcapitati di turno (Codaliscia la scampa sempre, per forza! è rintanato a contar i centesimi che sgraffigna dalla cassa-caffè).
L'assoluta tragica necessità di andare all'agenzia delle entrate per un lavoro che devo presentare entro il 21 dicembre, e che ancora non si vede all'orizzonte (e confido che si veda almeno il 20 pomeriggio, ma non ho molte speranze).
Lo straziante momento degli auguri natalizi tutti insieme appassionatamente, con il mascarpone di Smutandata (liscio o al caffè? ma che domande, entrambi! ovvio), lo spumante da far aprire agli uomini (ma quali?!), i nipotini del boss che ladreranno tutti gli evidenziatori (ma quelli gialli perchè poi non tornano?), la fotografia tutta sorrisi pacche sulle spalle, la riffa dei doni offerti dai clienti (attualmente ammontanti a numero zero, confido rimangano tali).

venerdì 16 dicembre 2011

Alleeegria!

Una settimana impegnativa.
Tanta roba successe.
Tanta stanchezza mi impigrì.
Giusto per batter un colpo di sopravvivenza, o qualche tasto, m'ero portata a casa, per trascriverlo, il pensierino che la suorina arrivata in Valle per la benedizione natalizia aveva lasciato.
Ma, naturalmente, fra un raccattar pacchetti natalizi, un aiutar il boss a caricar casse di frutta nel bagagliaio del giaguarino, fra uno scofanarmi quei due tre etti di cioccolatini giornalieri, un portar a casa tomi da timbrar, l'ho perso.
Il pensierino. 
Ma lo ricordo, perchè lo trovai beffardo et perfetto per la nostra ciurmaglia.
Era un'amena frase di tal Santa Bartolomea, sul fatto che la vita è tutta un peregrinar da mortificazioni a sacrifici, da sofferenze a patemi, senza tregua. 

martedì 13 dicembre 2011

Le fetenzie corrono sul filo.

Ieri. 
Che era lunedì.
Dopo che si è stati nei propri beati meandri per cinque giorni cinque.
Ieri. 
Che era lunedì.
Il boss ogni volta che ti vede inizia ad insultarti ed accusarti di qualsiasi misfatto valligiano del passato, presente o futuro.
Ieri. 
Che era lunedì.
Telefonate che son solo guai immensi inversamente proporzionali alla tua capacità di risolverli in breve tempo (e nessuna telefonata risolvibile senza il trascinarsi verso il patibolo, ovvero chiedendo udienza al carnefice).
Ieri.
Che era lunedì. 
Driiiin.
- Pronto, buonasera, sono Charlie.
* Buonasera. Sa, Charlie, io son passato venerdì a portar dei registri. Ed eravate chiusi!
- Sì,  avendo fatto il ponte.
* Ma infatti! io, essendo in ferie, son passato venerdì proprio avendo il tempo di farlo! Ed eravate chiusi!
- ... Sì, come le ho detto per il ponte. E comunque il venerdì siamo chiusi.
* Eh. Ma io come facevo a saperlo? 
- Non poteva, ma poteva telefonare prima di precipitarsi giunger qui da Milano venerdì mattina (al posto di andarsene in Trentino ad ammirar la delusione dicembrina ma assaporando delizie montanare).
* Ah ma io son venuto, e beh mica potevo fare altrimenti! 
- ...e quindi?
* E quindi ho lasciato i registri dal dentista!
- Prego?!
* Massì, il dentista che sta al civico dopo il vostro! Lui era aperto!
- Scusi, ma ..mi faccia capire. Lei ha lasciato dei documenti da consegnare a noi allo studio dentistico? 
- D'altronde voi eravate chiusi! Non potevo fare altrimenti!
* E con che faccia da c scusa si è presentato dal dentista?
- Oh beh ho detto che avevo dei registri per voi che eravate chiusi e di non preoccuparsi che tanto non c'era niente di male! E comunque i registri vada a prenderli subito che poi la richiamo e le dico di cosa ho bisogno.
* Di un colloquio a porte chiuse col boss.

domenica 11 dicembre 2011

C'era, c'era.

Ieri ero in Trentino, nella località dove solitamente bazzico d'estate.
Ieri era il 10 dicembre, non solo nella località dove solitamente bazzico d'estate.
E porcaloca cosa c'è di più deludente di un paesiello circondato dalle dolomiti, non solo senza neve, e questo lo si sapeva già, ma senza addobbi natalizi, senza ghirlande verdi fiocchetti rossi filamenti argentei campanelle dorate e tutto l'armamentario idoneo?
Vero è che dalle mie parti nell'amena bassa brianza han imbellettato tutte le strade già al 2 novembre. Vero è che dalle mie parti nell'amena bassa brianza neanche tutti i fronzoli sperluccicanti del mondo basterebbero a far scaturire un barlume di spirito festaiolo.
Però, mannaggia, una delusione tale che la polenta con brasato e funghetti e assaggio di otto dolci della casa han lievemente mitigato (forse i dolci erano sette).
L'unico momento d'euforia della giornata?
Le risate nel ritrovarsi al freddo per mezzora in coda in attesa dell'apertura del discount dove vendono un fantastico salamino felino ungherese. 
Risate congelate al pensiero che magari l'insaccato bramato non ci fosse.

mercoledì 7 dicembre 2011

Cinque giorni di non Valle. Cinque giorni surreali.

Non son sparita in quale paradiso fiscale (d'altronde, perchè?)
Non son stata stremata da influenze invernali (d'altronde, quale inverno?)
Non son stata scelta qual cavia da qualche alieno in gita terrestre (d'altronde, perchè rovinarmi le feste?)
Ero semplicemente impegnata in tutta la mia interezza psicofisica nell'impacchettare i regali per Kermit.
Chè io, nel mio sublime acume, decisi di evitare il classico pacco incartato, ma di comprare una bella scatola in cui porre i doni.
Sì, poi, però, guardando la scatola e quanto dovevo inserirvi, mi dissi: E la sorpresa svanisce subito!
E allora decisi di incartarli su alla buona in carta velina. Anche se io non intendevo carta velina, dicendo carta velina, ma carta crespa. Ma nessuno è stato in grado di leggere nel blob della mia testolina, così quando ho chiesto carta velina, pur intendendo carta crespa, m'han venduto carta velina. E io, pur vedendo che era carta velina e non carta crespa, non mi son resa conto che non era carta crespa ma carta velina.
Incartar confezioni nella carta velina gialla e nella carta velina verde si dimostrò assai ostico, persistendo nelle trasparenze quanto era celato platealmente all'occhio.
Dopo aver prodotto quindi, immensi salsicciotti di carta velina, non essendo affatto soddisfatta, chè la carta crespa avrebbe fatto tutto il suo bravo effetto, ho usato gli scarti della carta per sagomar fiori di carta. 
Se non fossero stati gialli e verdi ma bianchi, sarebbero stati presi per fazzoletti di carta usata.

domenica 4 dicembre 2011

E alla fine di tutto ciò non la comprai.

Cacchio ho dimenticato la carta velina rossa.
Sarà stato per il lambiccarmi sul colore. Rosso verde o arancione.
Sarà stato per quel muro di fragranza patchouli-iris-sandalo-chipiùnehapiùnemetta che m'ha accolto appena zompata su dalle scale mobili.
Sarà stato per aver dovuto zigzagare fra set di tavolate imbandite, ingegnose pubblicità per catering pro  matrimoni in giardino.
Sarà stato per l'essermi intrufolata nell'epicentro del poutporribondo mondo dei profumi. Dove mi han gentilmente offerto la tessera fedeltà. Dove mi han gentilmente donato gadgets di benvenuto. Cinque campioncini. Sì, di profumi. Ma non solo. Anche due misteriose scatoline bianche. A parte l'intuibile scritta madeinchina. Una volta giunta a casa, il mistero è rimasto tale, nonostante l'apertura.
(ma che è?)
(ma per chi m'han preso?) 
(mh?!)
(la carta velina rossa, cacchio!)

venerdì 2 dicembre 2011

Il dubbio sul genere grammaticale mi divorerà nottetempo.

Oggi ero a zonzo con Kermit in pausa pranzo.
Cercavamo stivali o scarpotte.
Che la neve non c'è, non se ne sente neanche l'odore, ma noi siam previdenti. Quando non serve, noi si è previdenti assai.
Il dramma che si è svelato ai nostri occhi è stato difficilmente sopportabile.
Si passa dai mùnbùt pelosi o fatti a maglia agli stivalazzi altezza femorale agli stivaletti non oltre il mezzopolpaccio alle ballerine.
Le polacchine, non esiston più le polacchine.
(Preciso che le patatine fritte e il caffè corretto hanno agevolato l'oblio della tragedia)

giovedì 1 dicembre 2011

Oltre il danno, la beffa e quel che ci sta intorno.

Ieri è stata la mia giornata.
Quel che ho fatto non andava bene, quel che avevo già fatto non andava bene, quel che farò non andrà bene. 
Capita.
Girano, eh. Perchè girano. 
Quando si fan errori del piff, quando si sbaglia per distrazione, quando si è convinti di essere nel giusto.
Ma girano ancora di più quando decidono che hai sbagliato, a prescindere. 
E tu tenti di spieg- no! non capisci, punto.
Capita. 
Ma girano, eh. Se girano.
Fatto sta che nel poco che potevo ribattere, c'ho provato.
(di prima mattina, perchè ora di pomeriggio avevo capito l'antifona).
Il boss mi ha ululato dietro che non gli ho dato le pratiche che voleva dallo scaffale, lassù in alto.
Ribatto che non ci sono le pratiche che voleva, nello scaffale lassù in alto.
Si intigna a dire che ha ragione.
Prendo la seggiola con le rotelline (chè la scaletta dovevo andare a prenderla e non volevo perdere l'attimo fuggente) e mi inerpico.
Carambolo su me stessa che è un piacere, agguanto una delle pratiche in questione, ripiroetto su me stessa, passo la pratica al boss laggiù.
Apre, guarda, borbotta, mi restituisce tutto, ripetendo che sono lì quelle pratiche che vuole.
Ripeto l'operazione cinque o sei volte, fra sbandamenti giramenti sussulti.
Dopo cinque minuti di scartabellamenti vari, niente, non ci sono.
Per caso si ammette che non ci sono, che forse almeno una robetta insignificante non l'ho toppata? Macchè:
- Charlie, vieni giù di lì! Ci manca solo che devo pagarti come nuova.