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lunedì 22 aprile 2013

Toglietemi tutto ma non i sogni.

Uscita dalla Valle, mi avviavo mesta . sotto la pioggia, senza ombrello che pare brutto ricordarmi di prenderlo quando esco di casa . verso il parcheggio, quando notai in lontananza una coppia che indifferente per lo scroscio piovano fissava un punto imprecisato con insistenza.
Avvicinandomi, ho buttato lo sguardo nella stessa loro direzione, con indifferenza, seppur grondante e grugnante, sapendo che vi si trova un praticello a lato di una chiesina, solitamente infestato di piccioni o cagnolini in libertà.
Ed invece.
C'era sì un animale che razzolava.
Ne spuntava solo la coda.
Ma era una coda significativa, incredibile, fantastica.
Tutta pelosa, tutta all'aria, tutta gonfia.
Nerissima con una strisciona bianca in mezzo.
Una puzzola, una puzzola! 
Una puzzola, in Brianza, ok, pare strano, però oh cacchio mi son soffermata un pò.
Ma da là sotto non se n'è uscita e io me ne son andata. 
Anche perchè i due signori eran sempre lì, e m'è sorto il dubbio che fosse la loro puzzola, cioè il loro cane.

lunedì 20 febbraio 2012

Sfumar nel nero m'è agro.

Non ho mai amato vestirmi di nero.
Evito accuratamente di vestirmici tuttora.
Caso vuole che spesso e volentieri il lunedì io mi vesta di nero.
Caso vuole che spesso e volentieri il lunedì io vada dall'estetista a domicilio.
Caso vuole che spesso e volentieri il lunedì io sia il tappetino su cui si struscia il suo amabile gattone. 
Tigrato grigio.

domenica 5 febbraio 2012

Notizie di cui proprio si avvertiva l'urgente necessità.

Eh, già, ho il compitino da svolgere. 
Eh, già, come quando ero bambina e non volevo fare i compiti di italiano mi riduco all'ultimo.
Eh, già, bisogna dire che è stranamente più divertente questo, e pure gradevole.
Un sentito ringraziamento alle apportatrici di tale awardnessità:
Mi par di comprendere di dover enumerare ben sette fatti misfatti o miracoli relativi alla mia personcina.
Se riesco a contare fino a 7.
1. sono una snasatrice, gli odori li avverto subito. Nel gusto e nel disgusto. Uhhh la lavanda. Iiiih la vaniglia.
2. non sono particolarmente ordinata, ma divento ossessivo-compulsiva nel vedere cassetti o ante mezzi aperti. Essi devono stare chiusi, chè non si sa mai cosa ne possa uscire.
3. se acquisto un giornale o una rivista devo essere la prima a leggerli. Sì beh non è che se uno me lo chiede reagisco con mosse da guerriero ninja (di cui sono gran maes- ma questo sarebbe l'ottavo segreto, sorry). E comunque sarebbe a me più gradito non mi fosse chiesto. Grazie.
4. adoooro i capi d'abbigliamento a righe, possibilmente colorati, molto colorati (aborro, invero, i puà e strass sparsi).
5. ho vinto 10 ghiaccioli in un concorso canoro a 6 anni in un campeggio sul Gargano (la canzone? Sarebbe il nono segreto, me spias).
6. ho un'assurda, immotivata, vergognosa attrazione verso le statuette di ceramica, raffiguranti animali, da cortile. Preferibilmente non colorate. Ma posso gorgheggiare anche di fronte ad alcune dipinte.
7. non so resistere a focaccia, vino rosso, lasag- oh, come? non è un segreto?

domenica 4 dicembre 2011

E alla fine di tutto ciò non la comprai.

Cacchio ho dimenticato la carta velina rossa.
Sarà stato per il lambiccarmi sul colore. Rosso verde o arancione.
Sarà stato per quel muro di fragranza patchouli-iris-sandalo-chipiùnehapiùnemetta che m'ha accolto appena zompata su dalle scale mobili.
Sarà stato per aver dovuto zigzagare fra set di tavolate imbandite, ingegnose pubblicità per catering pro  matrimoni in giardino.
Sarà stato per l'essermi intrufolata nell'epicentro del poutporribondo mondo dei profumi. Dove mi han gentilmente offerto la tessera fedeltà. Dove mi han gentilmente donato gadgets di benvenuto. Cinque campioncini. Sì, di profumi. Ma non solo. Anche due misteriose scatoline bianche. A parte l'intuibile scritta madeinchina. Una volta giunta a casa, il mistero è rimasto tale, nonostante l'apertura.
(ma che è?)
(ma per chi m'han preso?) 
(mh?!)
(la carta velina rossa, cacchio!)

domenica 9 ottobre 2011

020

Nella mia piccola testolina disordinata e caotica posso pure concepire che si debba monitorare la popolazione in un dato preciso momento.
Che poi serva a qualcosa me lo si dovrebbe spiegare con più calma e pazienza.
Ma che interessi a qualcuno sapere quanti minuti ci metta io ad arrivare in Valle al mattino è al di fuori della mia comprensione. In minuti, eh.
Che vorrai mica sprecare due caselline in più per quei poracci che si fanno quelle due ore mattutine sui mezzi pubblici per giungere nelle loro vallidilacrime quotidiane.

domenica 25 settembre 2011

Le chiacchiere, almeno le chiacchiere.

Tutti abbiam bisogno di conferme, checchè si faccia i tronfi sicuri di sè. 
Nella mia calata domenicale mattutina nel paesiello, ho visto una madre mano manina con la figlioletta. Figlioletta vestita di tutto punto da cenerentola (ok, poteva essere pure raperonzolo o una qualsiasi principessa delle fiabe, son passati troppi anni affinchè io ricordi chi si vestiva come).
Nella mailing list facebookica ho ricevuto un promemoria sul menù di un ristorante godurioso (ok, potevo avere aggiornamenti su tunnel o scioglimenti rock, ma che vuoi, son terraterra io). Menù di San Valentino.
Ecco. 
Necessito di conferma sul fatto che siamo ancora a settembre, perchè qualche dubbio inizia a sorgermi.

venerdì 24 giugno 2011

Domandare è già molto.

Possibile che mi par ancora lontanissimo luglio e invece fra una settimana?
Possibile che mi sia incaponita a mangiar la prima fettazza d'anguria e mi si è congelato il palato?
Possibile che sia un venerdì non lavorativo e abbiamo lavorato più che tutto il resto della settimana?
Possibile che chi non m'ha parlato negli ultimi quattro mesi se non per salutare ieri m'abbia sommerso di parole per mezzo pomeriggio?
Possibile che non trovi la ricevuta dell'assicurazione della CharlieCar?
Possibile che abbia bisogno di ferie, tante ferie?

mercoledì 9 marzo 2011

Charlie chiede.

Possibile che da quando abbiamo il part-time lavoriamo più di pria?
Possibile che da quando metto la cremina, come da prescrizione dermatologica, per combattere l'ipercheratosi  i gomiti mi fan pù male di pria?
Possibile che da quand...azz! devo mettere l'olio nell'orecchio!
Appunto.
Dicevo.
Possibile che da quando ho il venerdì vacante mi ritrovo piena di acciacchi da far visionare a dottori della qualsiasi specializzazione?

sabato 11 dicembre 2010

D'inverno, sono inabile alla fotografia.

Stamane una losca figura si aggirava per le vie del centro.
Per la verità, una via del centro. Nel senso che il centro preciso del paesiello è il sagrato della chiesa, da cui si diparte in due tronconi, uno a destra ed uno a sinistra, la via del centro.
Non perdiamoci in meandri che non esistono ed osserviamo la losca figura. 
Ella incede maestosa, altera, glaciale. Ella si muove come se fluttuasse senza toccar terra, non muove il capo se non muovendo tutto il corpo insieme, come se fosse una statua. Ma una statua non è. Ha capelli lunghi lisci e corvini. Ha un volto pallido imbellettato come se fosse una bambola dei tempi andati. Indossa un abito nero che scende a coprir i piedi (da ciò, la leggenda che ella non cammini come tutti i comuni mortali ma veleggi). A ripararla dal freddo un mantellino di pelliccia. Ha, come le si conviene, un cavaliere. Che, a detta di molti, guasta la poesia del momento. Esso cammina, come tutti i bipedi umani, anzi peggio. Coi piedi a papera, piedi per giunta calzanti stivalazzi grigio perlaceo e borchiati. Esso è basso, quindi, malignità sparse intuiscono il rialzo nel tacco del fin stivale. Esso indossa un paio di jeans, una camicia bianca di raso, una sciarpa grigiazzurra e una giacca di panno beige. Non può mancare, mormora confortato il pubblico astante, l'occhiale da cafonazzo del quartierino.
I compaesani uniti, con plateale indifferenza, occhieggiavano i due, che han percorso, ripercorso e ricorso la via principale, tornando sempre lì, sul centro.
Ma che vogliono sti due? si chiedevano l'un l'altro i pensionati e le casalinghe e pure la perpetua e il sacrestano. Ma che cercano? si chiedevano i baristi e gli immobiliaristi e gli assessori e pure la Charlie.
E la prima a scoprirlo son stata me, che andavo verso la CharlieCar dopo la cocente delusione di non aver trovato melograno per il mio palato.
Una sposa cercavano. Che arrivava a piedi, dal parcheggio, trafelata, al braccio dell'ansante padre e al seguito invitati e paggette reggenti lo strascico (inesistente lo strascico, al punto da intralciare l'avanzata della carovana agghindata per il gran giorno).

lunedì 6 dicembre 2010

La signora Fletcher, mpft, dilettante.

Quando i misteri sono irrisolvibili, non entra in giuoco lo Sherlock Holmes che c'è in noi a disvelarci l'arcano. E neanche appare un Watson qualsiasi a far maturare idee geniali.
No, rimane il mistero. Rimane la curiosità. Rimane il dubbio di capire come cavolo è accaduto quel qualcosa di inspiegabile in cucina.
Riavvolgo per l'ennesima volta la bobina dei ricordi del primo pomeriggio. Un pomeriggio decisamente plumbeo, e quando il pomeriggio è decisamente plumbeo, si sa, faccio dolci.
Prendo 15 nocciole, 3 noci. 
Prendo lo schiaccianoci. 
Squarcio i gusci (3 nocciole a vuoto).
Prendo il tagliere e un coltellaccio.
Trito le dieci nocciole e le tre noci.
Prendo uno scodellone di plastica.
Prendo uno yogurt al caffè confezionato nel suo bravo vasetto di plastica.
Lo verso nel contenitore ed il vasetto vuoto lo uso da misurino.
Uno di olio, dalla latta dell'olio.
Due di zucchero, dal sacchetto di zucchero.
Tre di farina, dai vari sacchetti di farina avanzati dagli impasti pizzesco-domenicali.
Tre uova (senza guscio).
Una bustina di lievito. 
Una grattugiata di cioccolato fondente.
Una grattugiata di scorza di limone.
Ci verso il trito di frutta secca. 
Prendo un mestolo di legno e mischio.
Prendo la tortiera.
Prendo un tocco di burro e la ungo, la infarino, ci schiaffo dentro la goduriosa sbobba, inforno.
Mi metto a lavare il tavolo, a ramazzare il pavimento, a lavare ciotola, coltellaccio e mestolo.
E il mistero irrisolto?
Ah, giusto sì. Mentre lavavo, un dolore lancinante.
Una scheggia di vetro sottilissima, appuntita, infida, mi si è conficcata nell'indice.
Un male caino.

sabato 13 novembre 2010

Edizione straordinaria

Incredibile!
Ogni tanto si insinua in me una eccezionale anomalia comportamentale, che nella mia normalità sarebbe comunque fuor dalla norma.
Traduzione: un insopprimibile desiderio di fare shopping si è impadronito della mia personcina.
Stamane acquistai ben due paia due! di scarpe. Una da combattimento, quelle innocue per sgniksgnakare fra pozzanghere ed ufficio. Una da sera, quelle nere e oro che van bene con tutto brave loro!
Pomeriggio, sempre convinta, ho scialacquato allegramente.
Una crema scrub - scràb - per il corpo all'olio d'oliva. E la commessa, alla cassa, mi ha chiesto se volevo acquistare un bagnoschiuma adatto. No, sennò arrivavo alla cassa anche con quello.
Una maglia a collo alto verde fra l'acido ed il ramarro. E la commessa, alla cassa, mi ha chiesto se volevo acquistare una borsa di tela carinissima. No, sennò arrivavo alla cassa anche con quella.
Un mascara nero waterproof - uòterprùf - con pennellino curvo. E indovina? la commessa, alla cassa, mi ha chiesto se volevo la lozione detergente apposita per occhi e labbra. No, sennò arrivavo alla cassa anche con quella (il mascara si mette anche sulle labbra?).
Son tornata a casa appagata, scomparsa dal corpicino l'insana necessità di dilapidare l'indilapidabile, ma con un tarlo.
Codeste commesse son costrette da contratto a chiedere a chicchessia se vuol acquistar altro, magari causa crisi imperante, o la mia faccia fra il titubante e l'esaltato le spingeva alla domanda provocatoria?

domenica 7 novembre 2010

Un paesino molto ma molto pittoresco.

Il mio paese festeggia la sua festa del paese, eh, la prima domenica di novembre.
Periodo appropriato per festeggiare, si sa.
Sia mai che si faccia qualcosa di carino, chessò la banda che suona per le vie del paese, bimbetti che fanno qualche giuoco in piazza, gli omaccioni che fanno il tiro alla fune. No, mai.
Si prodigano, i commercianti della via, chè di via principale una ce n'è, a rimaner aperti la domenica di festa. Capirai. Niente sconti, sia chiaro, semplicemente aperti per vendere come tutti gli altri giorni della settimana.
Quest'anno, però, una novità Ha turbato i concittadini, il sabato della vigilia.
Proprio di fronte alla biblioteca civica, han tirato su tre recinti con quelle robe delle impalcature, sai i tubi quelli arrugginiti, ecco. Li han fissati ai tre stitici alberelli del viale, senza nessuna indicazione, senza un fiato trapelato sulla faccenda.
E oggi la scoperta, nel diluvio nel vento nel grigiotopo che impregnava ogni anfratto.
Eran tre recinti che han contenuto tre mucche ciascuno. Nove mucche pronte per il mattatoio, come non mancava di sottolineare il macellaio del paese.
Che poi uno si domanda se il matto è lui o tutti gli altri.

martedì 2 novembre 2010

L'ornitologia, questa sconosciuta.

Tu lo sapevi che due diamantessine mandarine potevano far le uova?
Già, forse manco sai cosa sono le diamantesse mandarine. Giustamente, peraltro.
E manco io lo sapevo, prima di prender la prima coppia, in sostituzione di due cocoriti maschi che si odiavano profondamente. E mia madre odiava profondamente entrambi.
Son pennute comunque, no, mia madre no, solo le diamantessine.
Bianca e Nerina. Elle si amano, nonostante si siano conosciute all'improvviso qui, in casa nostra, dove Bianca nacque e venne rifiutata dai genitori alati. Genitori alati puniti con il solito baratto mammifero, fuori loro dentro Nerina, rifilataci ancor implume come diamante mandarino maschio.
Tutto ciò, per dire che le due si son subito piaciute, si son subito amate, si son subito bisticciate, si son subito ricoccolate.
E fanno le uova, uova che non maturano, cioè non arrivano al sodo, cioè non nasce un diamantinino. Oddio, non ancora.
Non so quale delle due le deponga, sono onesta. Ma una delle due sicuramente.
Non so neanche se è una cosa normale, se le fanno anche stando da sole, se invece una delle due non è diamantessina ma diamantino.
Fatto sta che veder ste ovette spiaccicate in ogni dove era deprimente.
Sicchè abbiam posizionato il nido.
Elle, in preda all'eccitazione, ne han sfornate quattro e si dan il turno per covarle, tutte tubanti.
Ok, poi ti aggiornerò sulla gestazione, ma se tu conoscessi gli Angela dovresti chieder loro se tutto ciò è normale. E dir loro che la natura, però, che meraviglia. Ste pisquanelle nate in cattività, che san d'istinto che le ova van covate, è una cosa che mi riempie di stupore.

mercoledì 27 ottobre 2010

La sete vien mangiando.

Oggi mi ero preparata il minestrone. Col farro.
Oggi con Kermit sono andata a mangiare al bar. Paninozzo con prosciutto crudo, zucchine e salsa cocktail.
Come non darmi ragione?
Eravamo lì, sedute nel nostro solito angolino, proprio di fronte alla televisione, proprio con visuale piena del locale, proprio gomito a gomito col boss.
Eravamo lì, e non stavamo spettegolando sui presenti, e non stavamo sacramentando sui colleghi, e non stavamo confrontandoci sui grandi misteri della vita.
No.
Ci stavamo lambiccando le meningi. Cercando di ricordare la parola usata dallo scrittore di cui Kermit ha già letto, e io sto leggendo, il bellissimo libro (qui a latere per i particolari), per descrivere un davanzale. Parapetto? Bordo? Balzello? Orpociufolo! Non era davanzale, oh no no no! era una parola più specifica, più appropriata, davvero perfetta per rappresentare la scena.
Nel mentre, sullo schermo (a volume zero, chè altrimenti che divertimento c'è?) parte uno degli speciali dopo il TG2. Si vedono immagini di posti stupendi, boschi color smeraldo, golfi di mare blu, vette innevate, grotte scavate in strapiombi dorati. Insomma, ci siamo incantate, lambiccando ulteriormente le nostre povere facoltà intellettive nel tentar di capire che posto fosse.
E, niente. Ci hanno interrotte. 
La moglie dal barista ci ha gentilmente invitato a levar le tende per far più coperti (per la verità eravamo già in procinto di andarcene, essendo cinque minuti prima dell'ora del rientro in Valle). Il barista ci ha fatto pagare, sussurrandoci che per ringraziarci ci offre un giro di birrette una sera di questa (per la verità, ho evitato di dire che eravamo già in procinto di andarcene).
Ebbene, stasera - pazzesco! - mi son ricordata di dover appurare cosa non ricordavo.
Ma prima ancora ho cercato il dossier. Potenza della tecnologia.
E sono i geoparchi sotto la tutela Unesco. In Italia sono 7 (nel sito ne cita 5, mancano i due novelli: nel Cilento e in Toscana - perchè non l'ho solo trovato il video, l'ho visto e pure ascoltato).
E, sì vabbè, era davanzale.